Ad ogni pie’ sospinto il papa con tutti i suoi accoliti non smette di ricordare che i parlamentari cattolici eletti nel parlamento italiano devono legiferare tenendo conto della loro religione e, sostenendo che la sua definizione di laicità è quella “buona”, per la proprietà transitiva, sostiene che l’obbedienza dei parlamentari cattolici sarebbe la perfetta laicità.
E così tutta questa buona laicità ha frenato nel nostro Paese l’approvazione di leggi che avrebbero portato l’Italia al livello di Paesi più civilizzati.
L’anomalia in tutta questa situazione, paradossalmente, non è il papa & C. che fanno tutte queste affermazioni, visto che è il loro compito predicare a tutti i cattolici, ma sono i parlamentari cattolici che, per obbedienza a sua santità, omettono di obbedire allo Stato, e al popolo che li ha messi lì dove stanno (be’, quest’ultima affermazione forse è anche esagerata, visto che le ultime volte sono stati nominati dai partiti stessi).
Ritornando al papa: quando i cattolici sono minoranza invoca la libertà di religione, quando sono maggioranza, detta legge appellandosi spesso ai suoi valori non negoziabili. Come si può notare sembra ci sia una schizofrenia in questo comportamento: difensore della libertà di religione per quella cattolica, un po’ meno quando si tratta di altre religioni; nel senso che è disposto a difenderle fino a che si trovano d’accordo con la cattolica, nel momento in cui non hanno ideali comuni non esita a calpestare i diritti degli altri credenti. Tra le tante, la più clamorosa: l’aver contribuito a far fallire il referendum sulla fecondazione assistita, per la quale, ad esempio i valdesi, non la pensavano affatto come loro (ma si sa, quando la maggioranza sono i cattolici dettano legge, nel momento che diventano minoranza invocano la libertà religiosa).
Come dicevo, l’anomalia non sarebbe quella del papa che fa i propri interessi, ma quella dei parlamentari che in nome della propria coscienza non sarebbero disposti a appoggiare leggi contro le proprie convinzioni religiose.
Cosa c’è di strano e di sbagliato in questo?
Per prima cosa è necessario ricordare che l’Italia, per Costituzione è uno Stato laico, e che come Stato laico non dovrebbe legiferare secondo le convinzioni di una religione, piuttosto che di un’altra; che le convinzioni religiose appartengono alla propria coscienza personale e che non si possono ergere a leggi generali, a rischio di calpestare i diritti dei non credenti o dei diversamente credenti.
Molti ora penseranno che in una democrazia la maggioranza deve decidere per tutti.
Generalmente sarebbe un ragionamento giusto ma, in una democrazia liberale, anche le minoranze vanno tutelate, specie se questa democrazia le sancisce nella propria Costituzione. E per questo, ad esempio, abbiamo la tutela delle minoranze linguistiche e non viene imposto a queste minoranze di abbandonare la propria lingua solo perché la maggioranza ne parla un’altra, né venogono discriminate. Inoltre c’è una differenza tra leggi impositive e leggi permissive. Le leggi impositive obbligano ad un certo comportamento tutti i cittadini, mentre quelle “permissive” danno la libertà di un certo comportamento (che naturalmente non deve ledere i diritti di altri), quindi quelle del secondo tipo non vanno a limitare i diritti di altri e tanto meno della maggioranza. Per lo stesso motivo, giustappunto, tornando al discorso principale, la Costituzione tutela la libertà religiosa, e sottolinea che tutte le religioni sono uguali di fronte allo Stato.
Quindi, prima ragione, è il fatto di vivere in una democrazia liberale.
Secondo motivo. Se si ragiona secondo la fede e non secondo la scienza o la logica, ogni religione può avere assolutamente ragione a seconda delle proprie credenze, fondando le proprie convinzioni su una verità rivelata che nella quasi totalità dei casi non è accordabile con religioni diverse. Se ogni credente eletto nel parlamento mettesse avanti la propria coscienza religiosa, significa, che, essendo la maggioranza dei parlamentari (attualmente) cattolica, verrebbero fatte leggi secondo la morale cattolica (ad esempio) e i valori, che per questa sono non negoziabili, verrebbero imposti a tutti gli italiani indipendentemente dai credi religiosi o dalla areligiosità. Questo sarebbe accettabile in uno Stato confessionale che perennemente fonda i suoi principi su principi di una determinata religione, ad esempio il Vaticano o l’Arabia, ma in uno Stato laico, come dovrebbe essere l’Italia ciò non dovrebbe accadere, in quanto se un giorno la maggioranza dei parlamentari sarà di fede musulmana e ragioneranno alla stessa maniera (comportarsi conformemente alla propria religione anche nella legiferazione) potremmo arrivare all’approvazione di una legge sull’obbligatorietà del velo.
Ultima ragione è che un parlamentare, indipendentemente dal credo religioso, una volta che rappresenta il popolo italiano, deve legiferare per tutti gli italiani e non solo per quelli con le sue stesse convinzioni religiose.
