Qualche giorno fa la Chiesa Cattolica in Brasile ha scomunicato due medici che hanno autorizzato l’aborto su una bambina di 9 anni, gravida di due bimbi, figli di suo padre, che la violentava dall’età di 6 anni.
Non è bastato il pericolo di vita della bambina, così giovane per partorire (addirittura due gemelli), con tutte le conseguenze psicologiche e pratiche.
Nessuna pietà: avrebbe anche potuto e forse dovuto morire, non importa, erano più importanti il feto o l’embrione. Tutto ciò dimostra come la donna per la Chiesa sia un mero contenitore creato per partorire. Non avete progenie perché non avete moglie? Basta violentare una donna cattolica, così sicuramente partorirà un vostro erede (magari lo vedrete solo dopo alcuni anni di carcere…). Oppure, più realisticamente, basta ricordare quello che è successo durante la guerra civile jugoslava, quando i serbi violentavano le donne bosniache per far nascere bambini con sangue serbo. Era anche accaduto che avessero violentato delle suore e che quest’ultime avessero scelto (su pressione?) di tenerlo. Nei casi suddetti però si trattava di donne mature e con la possibilità di scegliere. Nel caso in questione invece si tratta di una bambina. E questa situazione, a differenza dei casi succitati, la mette anche in pericolo di vita. Non importa, l’aborto è sempre un crimine, dice la Chiesa.
Lasciar morire una bambina di 9 anni, sembra invece che sia un crimine minore.
Notate che c’è una piccola incoerenza nell’etica della Chiesa? Be’, nel merito non sarebbe neanche l’unica.
Partiamo dall’inizio. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (Compendio n.470): “Il quinto comandamento” (non uccidere) “proibisce [...] l’aborto diretto, [...], nonché la cooperazione, pena la scomunica, perché l’essere umano fin dal concepimento, va rispettato e protetto in modo assoluto nella sua integrità”.
Chiaro? Nessun tipo di aborto: né terapeutico, né per salvare la donna, ecc. Non si deve abortire e basta. E già qui sembrerebbe che qualcosa non quadri. Ma l’articolo soprascritto non dice che l’”essere umano” va rispettato e protetto? Ma che, quando un essere umano diventa gravido, perde la sua qualità di essere umano, che viene passata al feto?
A quanto pare, sì, visto che si preferisce far nascere il bambino e far morire la bambina (nel nostro caso).
Continuiamo.
Il Catechismo (Compendio: 466) dice: “[...] a nessuno è lecito distruggere un essere umano innocente [...]”. Ma forse la bambina per la Chiesa non lo è abbastanza. Be’ effettivamente non possiamo esserne del tutto sicuri, magari ha provocato suo padre, e quindi possiamo dire che il feto, con quasi assoluta certezza, è più innocente della bambina ed inoltre nel nostro caso la bambina morirebbe solo se la provvidenza volesse, e, se Dio volesse, potrebbe sempre avvenire un miracolo e potrebbe cavarsela.
Ma nel n.467 si apre una piccola speranza per questa bambina, infatti il Compendio dice che la legittima difesa non va contro il n.466 “Perché con la legittima difesa si attua la scelta di difendersi e si valorizza la scelta della vita, propria o altrui, e non la scelta di uccidere”.
E che c’entra la legittima difesa con l’aborto? La legittima difesa è se uno ti viene contro con una pistola per ucciderti e tu sei più veloce di lui e lo uccidi prima (oppure se vedi che uno sta uccidendo un’altra persona e intervieni alla stessa maniera sopradescritta), ma qui stiamo parlando di un feto, un essere innocente che non ha nessuna colpa. Va bene, tralasciando il valore etimologico del termine “innocente” → “che non nuoce”, che altrimenti il feto smetterebbe di essere innocente, visto che potrebbe nuocere la madre facendola morire, parliamo di “innocente” nel senso giuridico, ovvero non condannabile, in quanto o non c’è la volonta di nuocere, o non ci si rende conto di nuocere: in sostanza: incapace di intendere e di volere.
Nel n.466, sulla legittima difesa, non parla affatto di difesa illegittima se l’offendente fosse un pazzo o un bambino (magari che sta per farti saltare in aria con una cintura esplosiva), eppure sia il pazzo che il bambino (sotto i 14 anni) sono incapaci di intendere e di volere e conseguentemente innocenti, o meglio, non colpevoli. Allora, una donna può difendersi da queste ultime categorie ma non ha il diritto di difendersi da un feto. Bella coerenza…
Insomma questa bambina oltre ad aver subito violenze inaudite per tre anni, alla fine avrebbe dovuto essere anche condannata a morte.
Come si direbbe a Napoli: Cornuta e mazziata.
Ridiamoci su per non piangere…