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	<title>Blog di Pier Luigi Cinquantini &#187; bambini e religione</title>
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	<description>Credo nella religione del dubbio. Ecco, questa è la mia religione. (Piero Gobetti)</description>
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		<title>Crocifissi e minareti (1)</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 14:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Luigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Laicità]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo il referendum che ha deciso di non pemettere la costruzione di ulteriori minareti in Svizzera, la Chiesa in uno slancio di solidariet&#224; ha condannato il no, deciso dagli svizzeri, comparandolo alla sentenza della Corte Europea sul crocifisso nelle nostre scuole, come se le due cose siano le facce della stessa intolleranza religiosa. Analizziamo un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il referendum che ha deciso di non pemettere la costruzione di ulteriori minareti in Svizzera, la Chiesa in uno slancio di solidariet&agrave; ha condannato il no, deciso dagli svizzeri, comparandolo alla sentenza della Corte Europea sul crocifisso nelle nostre scuole, come se le due cose siano le facce della stessa intolleranza religiosa. Analizziamo un po&#8217; pi&ugrave; a fondo cosa &egrave; successo.</p>
<p>Cominciamo con il chiarire alcuni concetti riguardo alla laicit&agrave; di uno Stato.<br />
Uno Stato se non &egrave; confessionale (come poteva essere ad esempio lo Stato Pontificio, oppure com&#8217;&egrave; l&#8217;Arabia, o anche l&#8217;Iran), non deve decidere qual &egrave; la vera religione, checch&eacute; siano le sue origini o tradizioni, ad esempio se in passato sia stato confessionale. Tra i fondamenti della Dichiarazione Universale dell&#8217;Uomo c&#8217;&egrave; la libert&agrave; di religione: Art. 2 <em>&quot;Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libert&agrave; enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione,(&#8230;)</em>&quot;. Questo articolo non &egrave; solo valido in attivo: &ldquo;non deve essere perseguitato chi professa una religione&rdquo;, anche in passivo: &ldquo;io, Stato, non posso fare preferenze per una o l&#8217;altra religione&rdquo; (tra l&#8217;altro questo concetto &egrave; espresso nella nostra Costituzione ed &egrave; stato ribadito da diverse sentenze della Corte Costituzionale). Quindi mi pare chiaro che non &egrave; compito dello Stato scegliere la religione migliore, ma quello di tutelare le coscienze dei suoi cittadini quando scelgono di professare una religione.</p>
<p>Concetti che sono stati faticosamente raggiunti dalla Rivoluzione Francese in poi (in Italia dall&#8217;Unit&agrave; e poi, dopo l&#8217;intervallo del Fascismo, dal &#8216;48 in poi). La Convenzione Europea dei Diritti dell&#8217; Uuomo (d&#8217;ora in poi citata come CEDU), che in pratica richiama i concetti della dichiarazione universale, &egrave; stata sottoscritta anche dall&#8217;Italia ed infatti nella Corte Europea c&#8217;&egrave; anche il nostro rappresentate. Questa Corte &egrave; l&#8217;organo di controllo sulla osservanza di questa Convenzione.<br />
Tutti si scaldano e parlano spesso a vanvera con prese di posizione a volte da far venire i capelli dritti, a cominciare dal ministro della difesa (vedi video alla fine del post).</p>
<p>Per questo forse &egrave; meglio fare un po&#8217; di chiarezza. Perch&eacute; c&#8217;&egrave; stata questa sentenza?</p>
<p>In principio ci fu un ricorso di una famiglia di Abano Terme che contestava la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche frequentate dai propri figli. Dopo aver ottenuto il rifiuto di rimuoverli da parte dei dirigenti scolastici ci furono vari ricorsi, al TAR, al Consiglio di Stato, che si conclusero alla Corte Costituzionale, che nel 2004 si pronunci&ograve; dicendo che siccome il crocifisso non era previsto per legge, ma solo da regolamenti, la Corte Suprema non poteva pronunciarsi.</p>
<p>Cos&igrave; la famiglia si rivolse alla CEDU.</p>
<p>Si appell&ograve; all&#8217;art.2 (Protocollo 1) della Convenzione: &quot;<em>Il diritto all&#8217;istruzione non pu&ograve; essere rifiutato a nessuno. Lo Stato, nell&#8217;esercizio delle funzioni che assume nel campo dell&#8217;educazione e dell&#8217;insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di assicurare tale educazione e tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche</em>&quot;.</p>
<p>In pratica, voglio che i miei figli vadano a scuola e questo non mi pu&ograve; essere rifiutato. Inoltre ho diritto che siano istruiti secondo le mie convinzioni religiose (o filosofiche).</p>
<p>Si appell&ograve; anche all&#8217;art.9 della Convenzione stessa: <em>&quot;1. Ogni persona ha diritto alla libert&agrave; di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libert&agrave; di cambiare religione o credo, cos&igrave; come la libert&agrave; di manifestare la propria religione o il proprio credo individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l&#8217;insegnamento, le pratiche e l&#8217;osservanza dei riti.<br />
2.La libert&agrave; di manifestare la propria religione o il proprio credo non pu&ograve; essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e costituiscono misure necessarie, in una societ&agrave; democratica, per la pubblica sicurezza, la protezione dell&#8217;ordine, della salute o della morale pubblica, o per la protezione dei diritti e della libert&agrave; altrui&quot;.</em></p>
<p>In altre parole, voglio essere libero, e con me i miei figli, di professare la religione (o la non religione) che io desidero. Il fatto che lo Stato scelga di esporre il simbolo di una religione in una scuola, significa che lo Stato ha preferenze per una professione religiosa e quindi limita la libert&agrave; di chi voglia istruire i propri figli secondo una concezione religiosa o filosofica diversa dalla cattolica. E il fatto che il crocifisso abbia altre chiavi di lettura, non significa che abbia perso i suoi connotati religiosi che restano sempre fortissime. Quindi si pu&ograve; immaginare che un bambino che veda il crocifisso su un luogo pubblico, sia portato a pensare che lo Stato ha una propensione per una religione anzich&eacute; per un&#8217;altra, cosa che, in una mente influenzabile come quella di un bambino, si pu&ograve; capire cosa comporti e come possa limitare la libert&agrave; di un genitore di educare un figlio secondo le proprie convinzioni filosofiche o religiose (diverse dalla cattolica).</p>
<p>In pratica il fatto che lo Stato esponga un simbolo anzich&eacute; un altro &egrave; paragonabile ad una madre di famiglia che ha diversi figli ma tiene solo la foto di un figlio sul mobile. Evidentemente ha un atteggiamento di preferenza verso questo, che sia anche il pi&ugrave; meritevole, e nonostante, per assurdo, abbia giurato di volere bene a tutti allo stesso modo (gli altrii figli, vedendo una cosa del genere come potrebbero sentirsi?). Ma si sa, l&#8217;essere umano ha i suoi difetti e potrebbe essere comprenisbile che una madre abbia preferenze per il figlio migliore, ma uno Stato non pu&ograve; avere questo difetto, specialmente quando lo dichiara nella sua legge fondamentale, la madre di tutte le leggi: la Costituzione. Parafrasando l&#8217;articolo costituzionale: <em>Tutti i miei figli sono uguali, indipendentemente da come la pensino.</em></p>
<p>Oltre a ci&ograve;, c&#8217;&egrave; anche il fatto che non ci sono disposizioni che permettano all&#8217;insegnante di esporre simboli anche di altre religioni, e, in ogni caso, come fare per bambini atei o agnostici? Se vi suona male questa definizione per dei bambini leggete <a href="http://www.cinquantini.it/tag/bambini-e-religione/" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Insomma la CEDU giudicando che le suddette opinioni fossero fondate, ha accettato il ricorso dando ragione alla famiglia di Abano Terme.</p>
<p>In particolare la CEDU nel riportare tutti i passaggi giuridici dei fatti ha ricordato, tra le diverse pronunzie, che &ldquo;<em>La Corte costituzionale italiana nella sua sentenza n. 508 del 20 novembre 2000 ha riassunto la sua giurisprudenza affermando che principi fondamentali di uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di religione (articolo 3 della Costituzione) e di eguale libert&agrave; di tutte le religioni dinanzi alla legge (articolo_8) stabilisce che l&rsquo;atteggiamento dello Stato deve essere segnato da equidistanza e imparzialit&agrave;, indipendentemente dal numero di membri di una religione o di un&rsquo;altra</em>&rdquo;, che tale &ldquo;<em>posizione di equidistanza e di imparzialit&agrave; &egrave; il riflesso del principio di laicit&agrave; che per la Corte costituzionale ha natura &laquo;di principio supremo&raquo; e che caratterizza lo Stato in senso pluralista</em>&rdquo;.</p>
<p>Quindi nelle sue decisioni, richiamandosi all&#8217;art.2 del Protocollo (vedi sopra) e all&#8217;art.9 della Convenzione stessa (vedi sopra) afferma che &ldquo;<em>Il rispetto delle convinzioni dei genitori deve essere reso possibile nel quadro di un&rsquo;istruzione capace di garantire un ambiente scolastico aperto e favorendo l&rsquo;inclusione piuttosto che l&rsquo;esclusione, indipendentemente dall&rsquo;origine sociale degli allievi, delle loro credenze religiose o dalla loro origine etnica. (&hellip;) Il rispetto delle convinzioni religiose dei genitori e dei bambini implicano il diritto di credere in una religione o di non credere in alcuna religione. Il dovere di neutralit&agrave; e di imparzialit&agrave; dello Stato &egrave; incompatibile con un potere qualunque di valutazione da parte di quest&rsquo;ultimo sulla legittimit&agrave; delle convinzioni religiose o delle modalit&agrave; di espressione di queste. (&hellip;) queste considerazioni conducono all&rsquo;obbligo per lo Stato di astenersi dall&rsquo;imporre, anche indirettamente, credenze nei luoghi dove le persone sono dipendenti dallo Stato o anche nei posti in cui le persone possono essere particolarmente influenzabili.</em>&rdquo;</p>
<p>E alle obiezioni del Governo, quando afferma che il crocifisso &egrave; un simbolo che va oltre la religione, la CEDU risponde che &ldquo;<em>il simbolo del crocifisso ha una pluralit&agrave; di significati, fra i quali il significato religioso &egrave; tuttavia predominante</em>&rdquo;, che &ldquo;<em>la presenza del crocifisso nelle aule va al di l&agrave; del semplice impiego di simboli in contesti storici specifici</em>&rdquo; e difatti anche la Chiesa Cattolica &ldquo;<em>attribuisce al crocifisso un messaggio fondamentale</em>&rdquo;. Pertanto &ldquo;<em>la presenza del crocifisso pu&ograve; facilmente essere considerata da allievi di qualsiasi et&agrave; un segno religioso e questi si sentiranno quindi istruiti in un ambiente scolastico influenzato da una religione specifica. Ci&ograve; che pu&ograve; essere gradito da alcuni allievi religiosi, pu&ograve; essere sconvolgente emotivamente per allievi di altre religioni o per coloro che professano nessuna religione. Questo rischio &egrave; particolarmente presente negli allievi che appartengono a minoranze religiose. (&hellip;) L&rsquo;esposizione di uno o pi&ugrave; simboli religiosi non possono giustificarsi n&eacute; con la richiesta di altri genitori che desiderano un&rsquo;istruzione religiosa conforme alle loro convinzioni, n&eacute; &ndash; come il governo sostiene &ndash; con la necessit&agrave; di un compromesso necessario con le componenti di ispirazione cristiana</em>&ldquo; quindi non si vede &ldquo;<em>come l&rsquo;esposizione nelle aule di scuole pubbliche di un simbolo che &egrave; ragionevole associare al cattolicesimo (la religione maggioritaria in Italia) potrebbe servire al pluralismo educativo che &egrave; essenziale alla preservazione d&rsquo; una societ&agrave; democratica come la concepisce la Convenzione, e alla preservazione del pluralismo che &egrave; stato riconosciuto dalla Corte costituzionale nel diritto nazionale&quot;. </em>La CEDU addirittura amplia il suo giudizio fino a ritenre che &quot;<em>l&rsquo;esposizione obbligatoria di un simbolo confessionale nell&rsquo;esercizio del settore pubblico relativamente a situazioni specifiche che dipendono dal controllo governativo, in particolare nelle aule, viola il diritto dei genitori di istruire i loro bambini secondo le loro convinzioni e il diritto dei bambini scolarizzati di credere o non di credere</em>&rdquo;.</p>
<p>In pratica non dovrebbe esser esposto neanche in tutti gli altri uffici pubblici.</p>
<p>Per una lettura integrale della sentenza, <a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/04/la-signora-lautsi-contro-il-governo-italiano/" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Come si pu&ograve; capire da quanto sopra scritto non si tratta di una limitazione religiosa, ma di un allargamento di tale libert&agrave; anche ai non credenti o ai non cattolici. Si compari la legge sul fumo che &ldquo;limitando&rdquo; la libert&agrave; di fumare (nei locali frequentabili da tutti), in pratica, d&agrave; una libert&agrave; completa di non fumare a tutti i non fumatori. Senza, per questo, che si possa gridare ad una repressione di un diritto. Lo stesso per quanto riguarda il crocifisso: non viene repressa una libert&agrave; dei cattolici (si noti bene che si parla di cattolici e non di altre religioni cristiane, le quali concordano su questa decisione. Si veda al riguardo <a target="_blank" href="http://www.evangelici.net/notizie/1103192185.html">il commento alla sentenza della Corte Costituzionale </a>del 2004 che pronunziava la propria incompetenza a decidere sul crocifisso, ma che dai media italiani veniva intepretata come una decisione a favore del crocifisso nelle scuole), ma viene allargata una libert&agrave; ai non cattolici o non credenti.</p>
<p>Naturalmente alla Chiesa cattolica non &egrave; andata gi&ugrave; questa decisione, probabilmente non vuole perdere questo privilegio in attesa di pretendere che un giorno venga esposto anche nelle scuole private ebraiche, o in quelle musulmane. In fondo si tratta di una tradizione nazionale facente parte delle nostre radici e le scuole ebraiche sono sul suolo nazionale&#8230;</p>
<p style="text-align: left;">Da notare che il governo si ricorda delle sentenze della CEDU quando pi&ugrave; gli fa comodo: quando si condanna l&#8217;Italia per i processi troppo lunghi. Niente di male se fossero cos&igrave; sensibili da subito, lascia da pensare che se ne siano accorti solo dopo che il Presidente del Consiglio &egrave; diventato di nuovo processabile, mentre invece quando parla di libert&agrave; per tutti i cittadini ecco come le risponde</p>
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<p>Nel prossimo post i minareti in Svizzera.</p>
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		<title>I bambini e la religione</title>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2009 08:42:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Luigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'assurdità dell'educazione religiosa ai bambini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Passeggiando nei pressi di qualche asilo infantile, ci capita, volgendo uno sguardo nel cortile, di vedere frotte di bambini vocianti che giocano tra loro. La particolarit&agrave;, ormai, potrebbe essere che, con la sempre maggiore immigrazione, questi bambini formino una miscellanea di etnie e che tali etnie siano riconoscibili dal loro abbigliamento. Ma non solo la loro etnia &egrave; riconoscibile, anche la loro religione spesso potrebbe essere intuibile dal loro abbigliamento o da oggetti che indossano: una kippah, o dei lunghi riccioli ai lati del capo, per gli ebrei, una catenina con un crocifisso per i cristiani, un velo a coprire i capelli, per i musulmani, un punto rosso pitturato in fronte per gli induisti, ecc. Queste affermazioni non vogliono essere determinanti, magari tali segni vengono portati in et&agrave; adulta, oppure non sono obbligatori. Non &egrave; questo che volevo sottolineare. Volevo far notare come troviamo del tutto naturale poter associare un bambino, di qualche anno, ad una religione. Un concetto come la religione, che ci fa riflettere ogni giorno di fronte ad ogni scelta di vita, che ci fa porre domande sull&#8217;origine dell&#8217;universo, sul suo scopo e sul nostro ruolo qui sulla Terra, viene posto su spalle di bambini che hanno appena cominciato a parlare.</p>
<p>Siamo cos&igrave; assuefatti che ci sembra del tutto normale che un bambino sia &ldquo;marchiato&rdquo; sin dalla nascita dalla religione dei genitori. Che il padre e la madre debbano scegliere per lui la futura &ldquo;filosofia&rdquo; alla quale debba appartenere. Potr&agrave; sembrare che questa scelta sia una consuetudine riservata solo ai genitori praticanti e invece non &egrave; cos&igrave;. Anche chi magari non va mai in chiesa o non ha una convinzione ferma sulla &ldquo;sua&rdquo; religione, alla nascita di un figlio, sceglie di battezzarlo (se cristiano) oppure di circonciderlo, se ebreo o musulmano, ecc.</p>
<p>I cattolici fino a pochissimo tempo fa, avevano lo spauracchio del limbo. Se non si battezzava il bambino e moriva, non avrebbe potuto mai raggiungere il paradiso (bella giustizia dell&#8217;essere pi&ugrave; giusto: la pi&ugrave; innocente delle creature doveva essere &ldquo;semidannato&rdquo; per una colpa ereditata dai trisavoli dei trisavoli dei trisavoli, ecc.&ndash; neanche la giustizia terrena arriva ad una forma cos&igrave; alta di ingiustizia: le colpe dei genitori non possono ricadere sui figli). Ci&ograve; fino a poco tempo fa quando l&#8217;attuale papa, nella sua infallibilit&agrave;, ha decretato che fino ad allora avevano scherzato: il limbo non era mai stato un dogma e anche i non battezzati potevano raggiungere la salvezza. Si pensi a quanto possano aver sofferto tutte le famiglie che durante tutti questi secoli hanno perduto qualche bambino, senza che ci fosse stato il tempo di somministragli il battesimo. Insomma, non &egrave; pi&ugrave; necessario il battesimo per raggiungere il paradiso e quindi anche questo pretesto viene a decadere.</p>
<p>Allora, cosa c&#8217;&egrave; di strano in questa scelta fatta per i figli? &Egrave; difficile rendersene conto, specialmente per i cattolici che, anche se non fermamente religiosi, hanno inculcata, sin da bambini, la convinzione di professare la vera religione e la spinta a diffondere la loro buona novella.</p>
<p>Provate ora a guardare quei bambini nell&#8217;asilo da un&#8217;altra angolazione.</p>
<p>Fate un po&#8217; di attenzione e con l&#8217;immaginazione cercate di vedere nel cortile un  bambino cristiano, un bambino comunista, uno induista, girate ancora lo sguardo e un po&#8217; pi&ugrave; in l&agrave;,  vedete un bambino ebreo che gioca con uno keynesiano e uno ateo che gioca con un bambino agnostico. Cominciate a notare la stranezza? Perch&eacute; un bambino non potrebbe essere comunista, se pu&ograve; essere cristiano? Che forse &egrave; troppo difficile la filosofia comunista? Basta avere i mezzi della logica e un bambino potrebbe benissimo arrivarci da solo. Non mi sembra cos&igrave; complicato far capire a un bambino che se ha un pezzo di pane suo e lo divide in due pu&ograve; sfamarci due persone invece che una. Forse &egrave; meno complicato per lui comprendere che una vergine possa partorire un bambino o che quando un gruppo di persone inghiotte un dischetto fatto di acqua e farina, questo si trasforma in carne umana? Si tratta di due filosofie di vita, non vedo come non sia possibile educare fin dalla nascita un bambino al comunismo. Anzi, forse sarebbe anche pi&ugrave; logico, visto che si tratta di una filosofia basata su argomenti razionali (la si condivida o meno). Al contrario, dare una educazione religiosa significa inculcare nella testa di un essere indifeso (nel senso che non ha ancora i mezzi per il ragionamento logico) un convincimento non basato su prove scientifiche. Un bambino non ha ancora gli elementari mezzi per ragionare con la logica, come l&#8217;analogia, la propriet&agrave; transitiva, ecc. e quindi <strong>non pu&ograve;</strong> scegliere se credere o no ad un&#8217;affermazione, se non pu&ograve; giudicare se &egrave; assurda o no. <em>Credo quia absurdum </em>(=Credo perch&eacute; &egrave; assurdo) diceva Tertulliano. Nel momento in cui giudico, con il ragionamento, che si tratta di un&#8217;assurdit&agrave;, allora posso scegliere di &quot;credere&quot; (se una cosa &egrave; provata scientificamente, non ho scelta, se non provare il contrario). E tale scelta di credere &egrave; libera, solo <strong>se ho i mezzi</strong> per scegliere. A un bambino si fa fatica ad inculcare gli elementi della fisica e tutto ci&ograve; che governa l&#8217;andamento della natura: un fulmine, la prospettiva, il caldo, il freddo, ecc. e accanto a questi rudimenti di fisica che gli serviranno per capire il mondo che lo circonda, gli insegniamo anche che un certo signore,  nato da una vergine, poi &egrave; resuscitato ed &egrave; salito in cielo; ma com&#8217;&egrave; possibile, se tutti quelli che conosce e che sono morti non li ha pi&ugrave; incontrati, o che senza un aereo o senza ali si possa volare, potr&agrave; pensare il bambino.</p>
<p>Ma come?!, prima gli insegniamo a guardarsi intorno con spirito critico spiegandogli che tutta la realt&agrave; deriva da fenomeni fisici e poi gli diciamo che ci sono entit&agrave; invisibili. E quando magari ci racconta di un grande coniglio rosa con il quale gioca, gli spieghiamo che non pu&ograve; esistere, visto che noi non lo vediamo.</p>
<p>Non devono esistere bambini cattolici, musulmani, pagani, ecc., ma solo bambini figli di cattolici, musulmani, pagani, ecc.</p>
<p>Ai bambini bisogna insegnare <strong><em>come</em></strong> pensare e non <strong><em>cosa</em></strong> pensare.</p>
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