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	<title>Blog di Pier Luigi Cinquantini &#187; leggi</title>
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	<description>Credo nella religione del dubbio. Ecco, questa è la mia religione. (Piero Gobetti)</description>
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		<title>Lega e burqa (niqab)</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 10:17:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Luigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Lega non smentisce la propria lotta al diverso e in nome di una sua concezione di  legalit&#224; non perde occasione per andare all&#8217;attacco degli stranieri onesti, colpevoli di essere diversi dalla loro concezione di conformit&#224;. Ora l&#8217;attacco &#232; al burqa. Vogliono fare una legge che punisca chi indossa tale indumento.
Magari si pensa che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Lega non smentisce la propria lotta al diverso e in nome di una sua concezione di  legalit&agrave; non perde occasione per andare all&rsquo;attacco degli stranieri onesti, colpevoli di essere diversi dalla loro concezione di conformit&agrave;. Ora l&#8217;attacco &egrave; al burqa. <a target="_blank" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/07/la-lega-legge-anti-burqa-in-cella.html">Vogliono fare una legge che punisca chi indossa tale indumento.</a><br />
Magari si pensa che voglia difendere i diritti delle donne, oppure qualche tipo di libert&agrave;, ma la vera ragione &egrave; combattere il diverso, in questo caso il due-volte diverso: straniero e di altra religione.<br />
Prima di affrontare l&#8217;argomento &egrave; necessario chiarire di cosa stiamo parlando. Il <em>hijab</em> &egrave; il velo tradizionale quello che vediamo spesso portato dalla maggior parte delle donne emigrate, quello che copre i capelli e lascia libera la faccia; il <em>niqab</em> &egrave; il tradizionale velo intorno ai capelli (il <em>hijab</em>), in genere con un velo ulteriore che copre il viso fino agli occhi; il <em>burqa</em> &egrave; una sorte di veste a lenzuolo che copre completamente la donna, lasciando un buco rettangolare, del tutto libero oppure con una specie di retina, al livello degli occhi (molto tradizionale in Afghanistan).<br />
La legge che si vorrebbe modificare &egrave; la cosiddetta legge Reale<sup>1</sup>, promulgata negli anni di piombo, il cui spirito era quello di permettere di riconoscere chi sparava addosso ai poliziotti durante le manifestazioni. Che poi abbia funzionato o meno &egrave; un altro discorso: andare a prendere un manifestante mascherato, dentro un corteo, effettivamente non era e non &egrave; la cosa pi&ugrave; saggia da fare. La legge, per lasciare ampi spazi di libert&agrave;, riservati specialmente alle nostra tradizioni nazionali (vedi anche carnevale), specifica che &egrave; perseguibile chi non si rende conoscibile &ldquo;senza giustificato motivo&rdquo;.</p>
<p>Se fosse una battaglia contro lo sfruttamento delle donne, sarebbe ben meritoria. Infatti favorevole a questa legge &egrave; Emma Bonino che non ha sicuramente intenti reconditi contro il <em>niqab</em>. Ma pensare che alla Lega interessi la libert&agrave; delle musulmane &egrave; un pio desiderio. Purtroppo quella della Lega &egrave; soltanto un seguito delle battaglie che sta portando avanti contro gli stranieri, delinquenti e non, senza alcun discernimento. La solita battaglia contro il diverso e per la cosiddetta tradizione cristiana di cui loro si considerano depositari, salvo poi divorziare, sposarsi con il rito celtico, respingere &ldquo;cristianamente&rdquo; i diseredati, ecc.<br />
Nelle osterie padane, se qualcosa esce leggermente dagli schemi, il cervello dei frequentatori va in cortocircuito: maschio-femmina, bianco-nero, italiano-straniero, cattolico-altra religione, ecc. <br />
Purtroppo la questione effettivamente &egrave; un po&rsquo; pi&ugrave; complicata del &ldquo;bianco-nero&rdquo;, limite invalicabile del cervello leghista, ci sono implicazioni un po&rsquo; pi&ugrave; profonde:<br />
1) La libert&agrave; della donna. <br />
2) La libert&agrave; di religione sancita dalla nostra Costituzione. <br />
3) Tutela della sicurezza pubblica</p>
<p>1)  Per iniziare, una piccola nota storica. &Egrave; necessario precisare che il velo &egrave; entrato nella cultura araba attraverso tradizioni cristiano-orientali dell&rsquo;impero Bizantino. Ma ancora prima dei bizantini gi&agrave; San Paolo aveva dettato delle norme che si sono mantenute fino a qualche anno fa, se non continuano in certi luoghi.<br />
<em>[3] Voglio per&ograve; che sappiate che di ogni uomo il capo &egrave; Cristo, e capo della donna &egrave; l&#8217;uomo, e capo di Cristo &egrave; Dio. [4] Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. [5] Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poich&eacute; &egrave; lo stesso che se fosse rasata. [6] Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se &egrave; vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. [7] L&#8217;uomo non deve coprirsi il capo, poich&eacute; egli &egrave; immagine e gloria di Dio; la donna invece &egrave; gloria dell&#8217;uomo. (Corinzi I, 11)</em><br />
&Egrave; evidente che obbligare la donna che si mette il <em>niqab</em> (o qualunque altro indumento) contro la sua volont&agrave;, &egrave; una illeggittimit&agrave; e va contro tutti i nostri principi di libert&agrave; che ci siamo guadagnati dalla Rivoluzione Francese in poi. <br />
Il significato &ldquo;ufficiale&rdquo; di tale indumento &egrave; nascondere agli occhi estranei le parti belle della propria persona, affinch&eacute; le donne possano mostrarsi nella loro interezza solo al marito e ai familiari. Attualmente &egrave; diventata anche un affermazione della propria identit&agrave;. A questo c&#8217;&egrave; da aggiungere anche un retrosignificato antropologico. In pratica, una forma di erotismo: nascondere per far immaginare, eccitare. Spesso gli occhi di queste donne sono truccati, e il trucco degli occhi non serve altro che a accentrare l&#8217;attenzione sull&#8217;iride, visto che le pupille sono segnali di disponibilit&agrave; sessuale: la pupilla di fronte alla vista del proprio partner (o di qualcuno che piace) si dilata. Insomma una scelta di &ldquo;piacere&rdquo; al proprio uomo, come potrebbe essere quello di indossare scarpe con tacchi a spillo. Quante donne &ldquo;nostrane&rdquo; li indossano? Naturalmente loro dicono che &egrave; una loro libera scelta e che si sentono a loro agio indossando qualcosa che piace loro. Ma il fatto &egrave; che essi sono anche un segnale erotico molto forte per gli uomini. Perch&eacute; nessuno vuole liberare le donne dalla tortura dei tacchi a spillo? <br />
Neanche quella ex parlamentare di destra, che va predicando di voler dare la precedenza agli italiani nell&#8217;assegnazione di alcuni diritti (provenienti da tasse pagate), ma che va matta per le scarpe con tacchi stratosferici.<br />
Probabilmente la maggioranza delle donne non &egrave; cosciente di questo &ldquo;segnale&rdquo;, come non si rendono conto che ogni indumento viene &ldquo;costruito&rdquo; da secoli per attirare il membro della specie di sesso opposto. Il coprirsi le spalle, o il divieto di entrare nelle chiese in calzoncini, non &egrave; che coprire segnali sessuali&#8230; Perch&eacute; nessuno si scandalizza di questi stupidi divieti?<br />
Alcuni obietteranno che le donne cattoliche portano il velo solo in chiesa, o nelle celebrazioni religiose all&#8217;aperto. Ma il concetto di rapporto con dio non &egrave; per tutte le religioni uguale, i cattolici, sembra, che una volta usciti dalla chiesa lo rallentino, ma ci sono religioni in cui &egrave; un rapporto continuo anche negli atti quotidiani. Per un confronto si pensi alle suore che, anche se escono dal convento non si mettono in &ldquo;borghese&rdquo;. Molte donne si sentirebbero sottomesse anche se indossassero gli abiti monacali, ma nessuno si scandalizza di vedere nelle strade queste monache coperte dalla testa ai piedi con solo la faccia visibile.<br />
Il perch&eacute; mi sembra evidente: una persona maggiorenne &egrave; padrona di indossare ci&ograve; che vuole. Ma allo stesso modo, perci&ograve;, deve essere libera chi volesse indossare il <em>niqab</em>, no? Naturalmente la Lega pensa che chi &egrave; ospite in casa d&#8217;altri debba comportarsi da ospite e per questo tutti quelli che deviano un po&rsquo; dalle loro concezioni di conformit&agrave; dovrebbero tornare a casa loro e non verrebbe mai nella loro povera mente che magari tra i musulmani ci potrebbero essere anche italiani con i loro stessi diritti. Se tutte le ragazze musulmane immigrate, indossassero scarpe con tacchi a spillo sicuramente non si scandalizzerebbero, se queste ragazze partecipassero alle selezioni per diventare veline, o a festini in ville varie, tanto meno&#8230;<br />
Il problema potrebbe nascere con le ragazze minorenni. Imporre un indumento ad una minorenne non &egrave; che sia il massimo esercizio di libert&agrave;, ma se qualcuno appartiene ad una religione deve poter essere libero di seguirla nei suoi precetti. Non mi pare che si scandalizzi quando si &ldquo;obbligano&rdquo; i propri figli ad andare a messa (se non ne hanno voglia) o a frequentare il catechismo (invece di andare a giocare).<br />
Mi pare che la maggioranza dei credenti pensa che sia giusto inculcare la propria religione nelle menti dei bambini, fin dalla nascita, e quindi perch&eacute; scandalizzarsi se una religione fa vestire in qualche modo i propri figli? O forse che bisogna educare solo a quella che si considera la &ldquo;vera religione&rdquo;? (Naturalmente si tratterebbe di quella cristiana, per la maggioranza degli italiani). Come si vede la questione alla base del rapporto con i minorenni &egrave; se sia o meno giusto educarli religiosamente (su questo tema si legga <a target="_blank" href="http://www.cinquantini.it/2009/05/i-bambini-e-la-religione/">qui</a>).</p>
<p>2) La Costituzione, questo assurdo ostacolo di fronte alla Lega, che, se potessero, modificherebbero anche nella prima parte, sancisce che tutte le religioni sono sullo stesso piano. Probabilmente nelle loro osterie non &egrave; un libro molto presente sui tavoli e quindi non lo sanno, ed infatti, ovunque amministrino, cercano di impedire che vengano costruite nuove moschee.<br />
Ogni cittadino &egrave; <strong>libero</strong> di professare la religione che vuole. Ed a questa libert&agrave; seguono i precetti di tale religione, validi fino alla salvaguardia della salute dell&rsquo;individuo. Quest&#8217;ultima salvaguardia addirittura perde vigore fondendosi con il diritto a rifiutare le cure.<br />
Quindi, impedendo ad un individuo di indossare un indumento previsto dalla propria religione, si limita la libert&agrave; di religione. Stiamo parlando di persone che&nbsp; lo indossano di propria volont&agrave;, naturalmente. Sempre in questo caso, se impedissimo di indossare un indumento con l&#8217;intenzione di &ldquo;liberare&rdquo; la donna da questo obbligo (nonostante il suo rifiuto) non sarebbe come voler impedire alle monache di clausura (o ai monaci) di rinchiudersi in un convento a vita senza avere rapporti con l&#8217;esterno ? Una specie di &ldquo;esportazione della libert&agrave;&rdquo; di triste memoria. E se pensiamo a che vita fanno dentro questi conventi, mi pare chiaro che &egrave; preferibile andare vestiti con un velo che stare tutta la vita rinchiusi spesso anche mortificando la carne.. Oppure &egrave; pi&ugrave; ragionevole che una donna si sottometta ad una entit&agrave; &ldquo;immaginaria&rdquo;? La lega naturalmente non ci ha neanche pensato in quanto nella sua mente non alberga minimamente il concetto di libert&agrave; della donna.</p>
<p>3) Il problema della sicurezza e la legge Reale<sup>1</sup> sembra che in qualche modo siano nati con il terrorismo. Infatti prima di tale periodo non se ne sentiva il bisogno. Attualmente, a parte durante le manifestazioni, dei posti delicati per andare con il volto coperto potrebbero alcune citt&agrave; italiane (ad alta densit&agrave; delinquenziale), dove chi gira con il casco integrale desta forti sospetti di essere uno scippatore o un killer (ma in genere i rapinatori o scippatori cercano di passare inosservati e vedere una donna in niqab sulla motocicletta sarebbe un po&#8217; estemporaneo). Altra ipotesi &quot;delicata&quot;  pi&ugrave; verosimile, potrebbe essere la banca, dove per&ograve; potrebbe essere stabilito di farsi riconoscere prima di entrare.  Una volta all&#8217;interno &egrave; naturale che per le operazioni gli impiegati debbano identificare l&#8217;eventuale cliente. Stesso discorso vale  anche in qualunque ufficio pubblico o a richiesta di pubblici ufficiali: le donne velate debbano mostrare l&#8217;intera faccia per poter essere riconosciute. Ma questo accade gi&agrave; ora.</p>
<p>Analizzati i suddetti punti, quali sono le principali riflessioni?<br />
La vera priorit&agrave; &egrave; la libert&agrave; dell&rsquo;individuo, nel nostro caso della donna (fino a che non limiti la libert&agrave; altrui). Questa dovrebbe essere la linea guida per salvaguardare questa libert&agrave;. Purtroppo, la Lega, pur essendo alleata al Popolo delle (cosiddette) Libert&agrave; (sic!), salvaguarda solo le libert&agrave; che pi&ugrave; l&#8217;aggradano, mentre quelle individuali vorrebbero limitarle, specie quando si tratta di libert&agrave; laiche o (altrimenti) religiose.<br />
Subito dopo viene la libert&agrave; di religione che &egrave; subordinata alla libert&agrave; dell&rsquo;individuo. Quindi principalmente deve essere salvaguardata la libert&agrave; di scegliere. Poich&eacute; per&ograve; tale libert&agrave; a volte &egrave; nascosta dalla sottomissione della donna alla propria famiglia, bisognerebbe probabilmente creare una legge ad hoc, che punisca chi obblighi la propria moglie o familiare ad indossarlo, contro la sua volont&agrave;, magari rendendo la denuncia non remissibile, come gi&agrave; accade per la violenza sessuale, per la ragione che sotto la pressione dei familiari potrebbero &ldquo;ripensarci&rdquo;.<br />
Inoltre, affinch&eacute; lo Stato, dovendo restare laico, non arrivi a compiacere ogni tipo di precetto religioso, che in genere sono retaggi superstiziosi,  una buona soluzione potrebbe essere quella adottata dalla Francia: in luoghi appartenenti alla Pubblica Amministrazione, scuole, uffici statali, piscine pubbliche, ospedali, ecc., non viene riconosciuta, n&eacute;, tantomeno, preferita, alcuna religione e non &egrave; permesso entrarci con simboli religiosi, ci&ograve; per &ldquo;rendere libere&rdquo; le donne che sono costrette, loro malgrado, ad indossare indumenti non graditi o a comportamenti dettati da retaggi religiosi, come ad esempio non poter essere visitate da medici uomini.<br />
Quest&#8217;ultima sarebbe probabilmente la soluzione ideale ma in questa repubblica in cui la &quot;sana laicit&agrave;&quot; viene definita dalla Chiesa Cattolica non la vedo ancora praticabile. E cos&igrave; in Italia ci ritroviamo con la tendenza opposta. Assecondare tutti i precetti religiosi per una malintesa libert&agrave; di culto.</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>1) Legge n.152 del22 maggio 1975, Art.11:<br />
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</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><em>&Egrave; vietato l&rsquo;uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico senza gisutificato motivo. &Egrave; in ogni caso vietato l&rsquo;uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne di carattere sportivo.(&#8230;)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ora di religione in Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 16:58:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Luigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come preannunciato ecco alcune informazioni sull&#8217;ora di religione.
Quest&#8217;ora costa ai cittadini contribuenti italiani circa un miliardo di euro. E ci&#242; per avere un&#8217;ora d&#8217;insegnamento di una materia facoltativa, e per di pi&#249; su una religione, o, quando va bene, su pi&#249; religioni, ma insegnata da un insegnante cattolico. 
Il bello &#232; che nonostante gli insegnanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come preannunciato ecco alcune informazioni sull&#8217;ora di religione.</p>
<p>Quest&#8217;ora costa ai cittadini contribuenti italiani circa un miliardo di euro. E ci&ograve; per avere un&#8217;ora d&#8217;insegnamento di una materia facoltativa, e per di pi&ugrave; su una religione, o, quando va bene, su pi&ugrave; religioni, ma insegnata da un insegnante cattolico. </p>
<p>Il bello &egrave; che nonostante gli insegnanti siano pagati dallo Stato, sono nominati dalla Curia Vescovile di appartenenza della scuola. Naturalmente tale nomina &egrave; discrezionale, e senza alcun tipo di concorso e pu&ograve; sempre essere revocata, ad esempio se l&#8217;insegnante dovesse divorziare e risposarsi, e quindi nonostante tale insegnante si avvalesse di una legge vigente nello Stato italiano. Ma, visto che per legge li devono scegliere i vescovi, se li scelgono come pi&ugrave; aggrada loro.</p>
<p>Tali insegnanti, nonostante insegnino una materia facoltativa, non sono precari ma di ruolo. S&igrave;, molto pi&ugrave; fortunati delle migliaia di insegnanti precari che ogni mattina non sanno se potranno lavorare o no. Ma il bello di questo essere di ruolo, &egrave; che se vengono licenziati (dal vescovo) lo Stato se li deve accollare per tutta la vita. E non finisce qui, perch&eacute; tali insegnanti, a parit&agrave; di ore, guadagnano pi&ugrave; degli insegnanti &ldquo;normali&rdquo; di ruolo.</p>
<p>Come potrebbe essere una situazione normale e ideale in uno Stato laico?<br />
1a ipotesi: un&#8217;ora facoltativa, all&#8217;inizio o alla fine della mattinata, cos&igrave; che chi non dovesse scegliere questo insegnamento facoltativo, possa andarsene a casa prima o venire a scuola pi&ugrave; tardi. Tale ipotesi &egrave; sempre stata osteggiata dai vescovi, che si rendono conto che cos&igrave; ci sarebbero molti studenti in meno che farebbero questa scelta. In questa ipotesi per&ograve; non si dovrebbero far ottenere crediti, visto che i membri di altre religioni non potrebbero scegliere la propria.<br />
2a ipotesi: Un&#8217;ora facoltativa che, nel caso di non scelta, venga sostituita da un insegnamento alternativo. Quello che dovrebbe succedere teoricamente ora, ma che non avviene molto spesso, lasciando gli studenti, che non hanno fatto la scelta, a studiare in altre classi. Cosa che tra l&#8217;altro &egrave; un po&#8217; discutibile, visto che sono le ore alternative dovrebbero trasferirsi in altre classi. Ma questa ipotesi in ogni caso lascerebbe discriminate le altre religioni, specialmente, se da questa ora si possono ricevere crediti (vedi post precedente e sentenza TAR).<br />
3a ipotesi: Un&#8217;ora facoltativa della (propria) religione o di quella che si sceglie, con la possibilit&agrave; per chi non crede, di avere come insegnamento un&#8217;ora di Etica. Naturalmente gli insegnanti non possono essere solo cattolici e tanto meno nominati dalla Curia. Questa ipotesi, forse la pi&ugrave; ragionevole, in Italia non &egrave; stata nemmeno presa in considerazione (pressioni della Chiesa? A pensar male a volte ci si azzecca&#8230;)<br />
4a ipotesi: l&#8217;abolizione dell&#8217;ora di religione con la sostituzione della materia di educazione civica. In fondo la religione ognuno se la studia presso il proprio &ldquo;tempio&rdquo; con il catechismo (o ancora meglio sarebbe che <a href="http://www.cinquantini.it/2009/05/i-bambini-e-la-religione/" target="_blank">ognuno la religione se la scegliesse autonomamente da adulto</a>).  Questa 4a ipotesi &egrave; troppo forte per i nostri politici (quasi tutti) e l&#8217;appoggiano solo alcuni&#8230; cattolici convinti, tipo Messori, oppure il Card. Martini, il quale, in mancanza di uno studio pi&ugrave; approfondito preferirebbe questa soluzione.</p>
<p>Per quanto mi riguarda io appoggerei le ultime due soluzioni, con preferenza per l&#8217;ultima.</p>
<p>Per la cronaca, il nostro laicissimo Stato ha presentato un decreto legge, tanto per cambiare, con il quale mette nero su bianco il valore dell&#8217;ora di religione per acquisire i crediti. Con buona pace dei diversamente credenti o dei non credenti affatto.<br />
&nbsp;</p>
<hr />
<p><em>Letture consigliate</em></p>
<p><em>La Questua </em>- Curzio Maltese, Feltrinelli</p>
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		<title>Ora di religione e TAR</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Aug 2009 16:03:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Luigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri una sentenza del TAR Lazio &#232; tornata a galla (la sentenza datava 18.07.2009) facendo molto scalpore tra i vari media e, conseguentemente in tutti gli ambienti.
La sentenza ha annullato le Ordinanze ministeriali emanate dall&#8217;allora Ministro P.I. Fioroni per gli esami di Stato del 2007 e 2008 che prevedevano la valutazione della frequenza dell&#8217;insegnamento della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri una sentenza del TAR Lazio &egrave; tornata a galla (la sentenza datava 18.07.2009) facendo molto scalpore tra i vari media e, conseguentemente in tutti gli ambienti.</p>
<p>La sentenza ha annullato le Ordinanze ministeriali emanate dall&rsquo;allora Ministro P.I. Fioroni per gli esami di Stato del 2007 e 2008 che prevedevano la valutazione della frequenza dell&rsquo;insegnamento della religione cattolica ai fini della determinazione del credito scolastico, e la partecipazione &ldquo;a pieno titolo&rdquo; agli scrutini da parte degli insegnanti di religione.</p>
<p>Cosa sta a significare?</p>
<p>Il Ministro (dell&#8217;allora governo Prodi) aveva emesso queste ordinanze per far s&igrave; che i crediti acquisiti durante l&#8217;ora di religione valessero per gli esami finali e che gli insegnanti di religione potessero partecipare agli scrutini. Quindi ora, praticamente, gli insegnanti di religione non possono partecipare agli scrutini e l&#8217;aver partecipato all&#8217;ora di religione non far&agrave; guadagnare crediti (uno, mi sembra sia) agli studenti.<br />
Mons. Diego Coletti, presidente della Commissione episcopale per l&#8217;educazione cattolica, <a href="http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/scuola_e_universita/servizi/tar-religione/cei-ricorso/cei-ricorso.html" target="_blank">ha dichiarato</a> <em>che si tratta di una decisione che danneggia la laicit&agrave; ed &egrave; sintomo del &quot;pi&ugrave; bieco illuminismo che vuole la cancellazione di tutte le identit&agrave;&quot;</em>. Ha inoltre definito la sentenza particolarmente pretestuosa e ha riaffermato che l&#8217;insegnamento della religione cattolica &egrave; parte integrante della conoscenza della cultura italiana, e in questo senso va inteso nel sistema scolastico italiano, non come percorso confessionale individuale. &ldquo;<em>Non si tratta di un insegnamento che va a sostenere scelte religiose individuali: ma di una componente importante di conoscenza della cultura di questo Paese, con buona pace degli irriducibili laicisti e purtroppo dobbiamo dire con buona pace anche dei nostri fratelli nella fede di altre confessioni cristiane</em>&quot;. &quot;<em>Non conosco i giudici del Tar del Lazio,</em> <em>anche se questo tribunale amministrativo ha una sua lunga storia che molti conoscono. Caso mai ci sar&agrave; da chiedersi come mai la competenza su una questione cos&igrave; delicata venga data a un tribunale amministrativo regionale</em>&quot;.</p>
<p>Chiss&agrave; chi doveva avere questa competenza, forse la Sacra Rota? E dire che la giurisprudenza non &egrave; che accetti qualunque sentenza di qualunque giudice: basti ricordare la sentenza famosa del crocifisso all&#8217;Aquila (che lo faceva togliere dalla classe)  che fu annullata in quanto il giudice ordinario non poteva decidere su una questione del genere.</p>
<p>Ora, dopo aver letto le opinioni della parte interessata, guardiamo da vicino le motivazioni della sentenza che viene ritenuta pretestuosa dal monsignore.<br />
Il TAR afferma che &ldquo;l<em>&rsquo;attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell&rsquo;insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, d&agrave; luogo ad una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato Italiano non assicura identicamente la possibilit&agrave; per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni ovvero per chi dichiara di non professare alcuna religione in Etica Morale Pubblica</em>&rdquo;.</p>
<p>In pratica, gli studenti ebrei, quelli musulmani o quelli di qualunque altra religione (ed anche quelli atei, eh s&igrave;, possono esisterne anche tra gli studenti&#8230;), non potrebbero acquisire quel credito, in quanto non potrebbero essere liberi di frequentare l&#8217;ora della propria religione, visto che attualmente quella insegnata, generalmente, &egrave; la religione cattolica (non parliamo poi dell&#8217;ora di Etica Morale Pubblica eventualmente riservata agli atei).</p>
<p>Il TAR aggiunge anche che &ldquo;<em>sul piano giuridico, un insegnamento di carattere etico e religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non pu&ograve; assolutamente essere oggetto di una valutazione sul piano del profitto scolastico</em>&rdquo;. </p>
<p>Ovvero, un insegnamento religioso, che attiene alla sfera privata individuale, non pu&ograve; essere oggetto di valutazione finale dello studente.</p>
<p>Ancora, &ldquo;<em>In una societ&agrave; democratica certamente pu&ograve; essere considerata una violazione del principio del pluralismo il collegamento dell&rsquo;insegnamento della religione con consistenti vantaggi sul piano del profitto scolastico e quindi con un&rsquo;implicita promessa di vantaggi didattici, professionali ed in definitiva materiali</em>&rdquo;.</p>
<p>Ovvero, come da spirito della legge, la scelta dell&#8217;ora di religione deve essere assolutamente libera e non dettata da eventuali previsioni di profitti.</p>
<p>Precisa inoltre che &ldquo;<em>lo Stato, dopo aver sancito il postulato costituzionale dell&rsquo;assoluta, inviolabile libert&agrave; di coscienza nelle questioni religiose, di professione e di pratica di qualsiasi culto &ldquo;noto&rdquo;, non pu&ograve; conferire ad una determinata confessione una posizione &ldquo;dominante&rdquo; &#8211; e quindi una indiscriminata tutela ed un&rsquo;evidentissima netta poziorit&agrave;</em> [= preferenza &ndash; ndA] &ndash; <em>violando il pluralismo ideologico e religioso che caratterizza indefettibilmente ogni ordinamento democratico moderno</em>&rdquo;.</p>
<p>Ovvero, la Costituzione gi&agrave; lo sancisce esplicitamente. Lo Stato non fa preferenze per alcuna religione. Cosa che avverrebbe mettendo la religione (cattolica) nella posizione di poter fare la differenza tra uno studente cattolico (o che frequenta l&#8217;ora di religione) ed uno ateo (o di altra religione) che non pu&ograve; frequentare l&#8217;ora che pi&ugrave; gli aggrada. Infatti nel caso avessero lo stesso numero di crediti di ore &ldquo;normali&rdquo;, il credito di religione farebbe sopravanzare il cattolico.</p>
<p>Infine &ldquo;<em>qualsiasi religione- per sua natura &#8211; non &egrave; n&eacute; un&rsquo;attivit&agrave; culturale, n&eacute; artistica, n&eacute; ludica, n&eacute; un&rsquo;attivit&agrave; sportiva n&eacute; un&rsquo;attivit&agrave; lavorativa, ma attiene all&rsquo;essere pi&ugrave; profondo della spiritualit&agrave; dell&rsquo;uomo ed a tale stregua va considerata a tutti gli effetti</em>&rdquo;.</p>
<p>Un colpo al sentire religioso dei cittadini? Cos&igrave; lo sentono le gerarchie vaticane e molti parlamentari proni a queste: non meritano neanche di essere citati, sono sempre i soliti. Ma forse &egrave; un colpo all&#8217;egemonia della relgione cattolica che in uno stato laico dovrebbe essere pari alle altre ma di fatto non lo &egrave;, come si evince da questa sentenza e da moltissime altre situazioni. Ed infatti, pensate che il ricorso lo abbiano fatto una massa di atei laicisti?</p>
<p>S&igrave;, certamente anche diverse associazioni laiche, ma tra i ricorrenti c&#8217;erano anche la <strong>Chiesa Evangelica Luterana in Italia</strong>, l&#8217;<strong>Unione Cristiana Evangelica Battista d&rsquo;Italia</strong>,  l&#8217;<strong>UCEI &ndash; Unione delle Comunit&agrave; Ebraiche Italiane</strong>, la <strong>Federazione delle Chiese Pentecostali</strong>, l&#8217;<strong>Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del 7&deg; Giorno</strong>, l&#8217;<strong>Alleanza Evangelica Italiana</strong>, la <strong>Tavola Valdese</strong>, il <strong>Comitato Insegnanti Evangelici Italiani (CIEI)</strong> e la <strong>Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia.</strong></p>
<p>Capisco che per i cattolici queste religioni non sono nel giusto in quanto non professano la religione vera, ma la nostra Costituzione non fa differenze tra le diverse religioni, neanche nel numero dei credenti, e quindi mi pare chiaro che tutte le proteste delle gerarchie vaticane nascano da una perdita di predominanza nella societ&agrave;. Basta rileggere la dichiarazione del monsignore, adesso, dopo aver letto le motivazioni del TAR: <em>una decisione che danneggia la laicit&agrave; ed &egrave; sintomo del &quot;pi&ugrave; bieco illuminismo che vuole la cancellazione di tutte le identit&agrave;&quot;</em>.</p>
<p>Ben vengano queste decisioni, anche per i cattolici, quando diventeranno una minoranza e le  invocheranno in nome della libert&agrave; di religione.</p>
<p>Nel prossimo post parleremo dell&#8217;ora di religione e di come funziona.</p>
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		<title>Coscienza religiosa e laicità</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 17:51:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Luigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Laicità]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[leggi]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>
		<category><![CDATA[vaticano]]></category>

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		<description><![CDATA[La maggioranza dei parlamentari cattolici italiani, sudditi delle gerarchie vaticane, legiferano per i cattolici anziché per tutti gli intaliani indifferentemente dai credi religiosi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;">Ad ogni pie&rsquo; sospinto il papa con tutti i suoi accoliti non smette di ricordare che i parlamentari cattolici eletti nel parlamento italiano devono legiferare tenendo conto della loro religione e, sostenendo che la sua definizione di laicit&agrave; &egrave; quella &ldquo;buona&rdquo;, per la propriet&agrave; transitiva, sostiene che l&rsquo;obbedienza dei parlamentari cattolici sarebbe la perfetta laicit&agrave;.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">E cos&igrave; tutta questa buona laicit&agrave; ha frenato nel nostro Paese l&rsquo;approvazione di leggi che avrebbero portato l&rsquo;Italia al livello di Paesi pi&ugrave; civilizzati.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">L&rsquo;anomalia in tutta questa situazione, paradossalmente, non &egrave; il papa &amp; C. che fanno tutte queste affermazioni, visto che &egrave; il loro compito predicare a tutti i cattolici, ma sono i parlamentari cattolici che, per obbedienza a sua santit&agrave;, omettono di obbedire allo Stato, e al popolo che li ha messi l&igrave; dove stanno (be&rsquo;, quest&rsquo;ultima affermazione forse &egrave; anche esagerata, visto che le ultime volte sono stati nominati dai partiti stessi).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Ritornando al papa: quando i cattolici sono minoranza invoca la libert&agrave; di religione, quando sono maggioranza, detta legge appellandosi spesso ai suoi valori non negoziabili. Come si pu&ograve; notare sembra ci sia una schizofrenia in questo comportamento: difensore della libert&agrave; di religione per quella cattolica, un po&rsquo; meno quando si tratta di altre religioni; nel senso che &egrave; disposto a difenderle fino a che si trovano d&rsquo;accordo con la cattolica, nel momento in cui non hanno ideali comuni non esita a calpestare i diritti degli altri credenti. Tra le tante, la pi&ugrave; clamorosa: l&rsquo;aver contribuito a far fallire il referendum sulla fecondazione assistita, per la quale, ad esempio i valdesi, non la pensavano affatto come loro (ma si sa, quando la maggioranza sono i cattolici dettano legge, nel momento che diventano minoranza invocano la libert&agrave; religiosa).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Come dicevo, l&rsquo;anomalia non sarebbe quella del papa che fa i propri interessi, ma quella dei parlamentari che in nome della propria coscienza non sarebbero disposti a appoggiare leggi contro le proprie convinzioni religiose.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Cosa c&rsquo;&egrave; di strano e di sbagliato in questo?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Per prima cosa &egrave; necessario ricordare che l&rsquo;Italia, per Costituzione &egrave; uno Stato laico, e che come Stato laico non dovrebbe legiferare secondo le convinzioni di una religione, piuttosto che di un&rsquo;altra; che le convinzioni religiose appartengono alla propria coscienza personale e che non si possono ergere a leggi generali, a rischio di calpestare i diritti dei non credenti o dei diversamente credenti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Molti ora penseranno che in una democrazia la maggioranza deve decidere per tutti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Generalmente sarebbe un ragionamento giusto ma, in una democrazia liberale, anche le minoranze vanno tutelate, specie se questa democrazia le sancisce nella propria Costituzione. E per questo, ad esempio, abbiamo la tutela delle minoranze linguistiche e non viene imposto a queste minoranze di abbandonare la propria lingua solo perch&eacute; la maggioranza ne parla un&rsquo;altra, n&eacute; venogono discriminate. Inoltre c&rsquo;&egrave; una differenza tra leggi impositive e leggi permissive. Le leggi impositive obbligano ad un certo comportamento tutti i cittadini, mentre quelle &ldquo;permissive&rdquo; danno la libert&agrave; di un certo comportamento (che naturalmente non deve ledere i diritti di altri), quindi quelle del secondo tipo non vanno a limitare i diritti di altri e tanto meno della maggioranza. Per lo stesso motivo, giustappunto, tornando al discorso principale, la Costituzione tutela la libert&agrave; religiosa, e sottolinea che tutte le religioni sono uguali di fronte allo Stato.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Quindi, prima ragione, &egrave; il fatto di vivere in una democrazia liberale.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Secondo motivo. Se si ragiona secondo la fede e non secondo la scienza o la logica, ogni religione pu&ograve; avere assolutamente ragione a seconda delle proprie credenze, fondando le proprie convinzioni su una verit&agrave; rivelata che nella quasi totalit&agrave; dei casi non &egrave; accordabile con religioni diverse. Se ogni credente eletto nel parlamento mettesse avanti la propria coscienza religiosa, significa, che, essendo la maggioranza dei parlamentari (attualmente) cattolica, verrebbero fatte leggi secondo la morale cattolica (ad esempio) e i valori, che per questa sono non negoziabili, verrebbero imposti a tutti gli italiani indipendentemente dai credi religiosi o dalla areligiosit&agrave;. Questo sarebbe accettabile in uno Stato confessionale che perennemente fonda i suoi principi su principi di una determinata religione, ad esempio il Vaticano o l&rsquo;Arabia, ma in uno Stato laico, come dovrebbe essere l&rsquo;Italia ci&ograve; non dovrebbe accadere, in quanto se un giorno la maggioranza dei parlamentari sar&agrave; di fede musulmana e ragioneranno alla stessa maniera (comportarsi conformemente alla propria religione anche nella legiferazione) potremmo arrivare all&rsquo;approvazione di una legge sull&rsquo;obbligatoriet&agrave; del velo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Ultima ragione &egrave; che un parlamentare, indipendentemente dal credo religioso, una volta che rappresenta il popolo italiano, deve legiferare per tutti gli italiani e non solo per quelli con le sue stesse convinzioni religiose.</p>
<p>&nbsp;</p>
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