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	<title>Blog di Pier Luigi Cinquantini &#187; velo</title>
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	<description>Credo nella religione del dubbio. Ecco, questa è la mia religione. (Piero Gobetti)</description>
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		<title>Lega e burqa (niqab)</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 10:17:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Luigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Lega non smentisce la propria lotta al diverso e in nome di una sua concezione di  legalit&#224; non perde occasione per andare all&#8217;attacco degli stranieri onesti, colpevoli di essere diversi dalla loro concezione di conformit&#224;. Ora l&#8217;attacco &#232; al burqa. Vogliono fare una legge che punisca chi indossa tale indumento.
Magari si pensa che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Lega non smentisce la propria lotta al diverso e in nome di una sua concezione di  legalit&agrave; non perde occasione per andare all&rsquo;attacco degli stranieri onesti, colpevoli di essere diversi dalla loro concezione di conformit&agrave;. Ora l&#8217;attacco &egrave; al burqa. <a target="_blank" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/07/la-lega-legge-anti-burqa-in-cella.html">Vogliono fare una legge che punisca chi indossa tale indumento.</a><br />
Magari si pensa che voglia difendere i diritti delle donne, oppure qualche tipo di libert&agrave;, ma la vera ragione &egrave; combattere il diverso, in questo caso il due-volte diverso: straniero e di altra religione.<br />
Prima di affrontare l&#8217;argomento &egrave; necessario chiarire di cosa stiamo parlando. Il <em>hijab</em> &egrave; il velo tradizionale quello che vediamo spesso portato dalla maggior parte delle donne emigrate, quello che copre i capelli e lascia libera la faccia; il <em>niqab</em> &egrave; il tradizionale velo intorno ai capelli (il <em>hijab</em>), in genere con un velo ulteriore che copre il viso fino agli occhi; il <em>burqa</em> &egrave; una sorte di veste a lenzuolo che copre completamente la donna, lasciando un buco rettangolare, del tutto libero oppure con una specie di retina, al livello degli occhi (molto tradizionale in Afghanistan).<br />
La legge che si vorrebbe modificare &egrave; la cosiddetta legge Reale<sup>1</sup>, promulgata negli anni di piombo, il cui spirito era quello di permettere di riconoscere chi sparava addosso ai poliziotti durante le manifestazioni. Che poi abbia funzionato o meno &egrave; un altro discorso: andare a prendere un manifestante mascherato, dentro un corteo, effettivamente non era e non &egrave; la cosa pi&ugrave; saggia da fare. La legge, per lasciare ampi spazi di libert&agrave;, riservati specialmente alle nostra tradizioni nazionali (vedi anche carnevale), specifica che &egrave; perseguibile chi non si rende conoscibile &ldquo;senza giustificato motivo&rdquo;.</p>
<p>Se fosse una battaglia contro lo sfruttamento delle donne, sarebbe ben meritoria. Infatti favorevole a questa legge &egrave; Emma Bonino che non ha sicuramente intenti reconditi contro il <em>niqab</em>. Ma pensare che alla Lega interessi la libert&agrave; delle musulmane &egrave; un pio desiderio. Purtroppo quella della Lega &egrave; soltanto un seguito delle battaglie che sta portando avanti contro gli stranieri, delinquenti e non, senza alcun discernimento. La solita battaglia contro il diverso e per la cosiddetta tradizione cristiana di cui loro si considerano depositari, salvo poi divorziare, sposarsi con il rito celtico, respingere &ldquo;cristianamente&rdquo; i diseredati, ecc.<br />
Nelle osterie padane, se qualcosa esce leggermente dagli schemi, il cervello dei frequentatori va in cortocircuito: maschio-femmina, bianco-nero, italiano-straniero, cattolico-altra religione, ecc. <br />
Purtroppo la questione effettivamente &egrave; un po&rsquo; pi&ugrave; complicata del &ldquo;bianco-nero&rdquo;, limite invalicabile del cervello leghista, ci sono implicazioni un po&rsquo; pi&ugrave; profonde:<br />
1) La libert&agrave; della donna. <br />
2) La libert&agrave; di religione sancita dalla nostra Costituzione. <br />
3) Tutela della sicurezza pubblica</p>
<p>1)  Per iniziare, una piccola nota storica. &Egrave; necessario precisare che il velo &egrave; entrato nella cultura araba attraverso tradizioni cristiano-orientali dell&rsquo;impero Bizantino. Ma ancora prima dei bizantini gi&agrave; San Paolo aveva dettato delle norme che si sono mantenute fino a qualche anno fa, se non continuano in certi luoghi.<br />
<em>[3] Voglio per&ograve; che sappiate che di ogni uomo il capo &egrave; Cristo, e capo della donna &egrave; l&#8217;uomo, e capo di Cristo &egrave; Dio. [4] Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. [5] Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poich&eacute; &egrave; lo stesso che se fosse rasata. [6] Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se &egrave; vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. [7] L&#8217;uomo non deve coprirsi il capo, poich&eacute; egli &egrave; immagine e gloria di Dio; la donna invece &egrave; gloria dell&#8217;uomo. (Corinzi I, 11)</em><br />
&Egrave; evidente che obbligare la donna che si mette il <em>niqab</em> (o qualunque altro indumento) contro la sua volont&agrave;, &egrave; una illeggittimit&agrave; e va contro tutti i nostri principi di libert&agrave; che ci siamo guadagnati dalla Rivoluzione Francese in poi. <br />
Il significato &ldquo;ufficiale&rdquo; di tale indumento &egrave; nascondere agli occhi estranei le parti belle della propria persona, affinch&eacute; le donne possano mostrarsi nella loro interezza solo al marito e ai familiari. Attualmente &egrave; diventata anche un affermazione della propria identit&agrave;. A questo c&#8217;&egrave; da aggiungere anche un retrosignificato antropologico. In pratica, una forma di erotismo: nascondere per far immaginare, eccitare. Spesso gli occhi di queste donne sono truccati, e il trucco degli occhi non serve altro che a accentrare l&#8217;attenzione sull&#8217;iride, visto che le pupille sono segnali di disponibilit&agrave; sessuale: la pupilla di fronte alla vista del proprio partner (o di qualcuno che piace) si dilata. Insomma una scelta di &ldquo;piacere&rdquo; al proprio uomo, come potrebbe essere quello di indossare scarpe con tacchi a spillo. Quante donne &ldquo;nostrane&rdquo; li indossano? Naturalmente loro dicono che &egrave; una loro libera scelta e che si sentono a loro agio indossando qualcosa che piace loro. Ma il fatto &egrave; che essi sono anche un segnale erotico molto forte per gli uomini. Perch&eacute; nessuno vuole liberare le donne dalla tortura dei tacchi a spillo? <br />
Neanche quella ex parlamentare di destra, che va predicando di voler dare la precedenza agli italiani nell&#8217;assegnazione di alcuni diritti (provenienti da tasse pagate), ma che va matta per le scarpe con tacchi stratosferici.<br />
Probabilmente la maggioranza delle donne non &egrave; cosciente di questo &ldquo;segnale&rdquo;, come non si rendono conto che ogni indumento viene &ldquo;costruito&rdquo; da secoli per attirare il membro della specie di sesso opposto. Il coprirsi le spalle, o il divieto di entrare nelle chiese in calzoncini, non &egrave; che coprire segnali sessuali&#8230; Perch&eacute; nessuno si scandalizza di questi stupidi divieti?<br />
Alcuni obietteranno che le donne cattoliche portano il velo solo in chiesa, o nelle celebrazioni religiose all&#8217;aperto. Ma il concetto di rapporto con dio non &egrave; per tutte le religioni uguale, i cattolici, sembra, che una volta usciti dalla chiesa lo rallentino, ma ci sono religioni in cui &egrave; un rapporto continuo anche negli atti quotidiani. Per un confronto si pensi alle suore che, anche se escono dal convento non si mettono in &ldquo;borghese&rdquo;. Molte donne si sentirebbero sottomesse anche se indossassero gli abiti monacali, ma nessuno si scandalizza di vedere nelle strade queste monache coperte dalla testa ai piedi con solo la faccia visibile.<br />
Il perch&eacute; mi sembra evidente: una persona maggiorenne &egrave; padrona di indossare ci&ograve; che vuole. Ma allo stesso modo, perci&ograve;, deve essere libera chi volesse indossare il <em>niqab</em>, no? Naturalmente la Lega pensa che chi &egrave; ospite in casa d&#8217;altri debba comportarsi da ospite e per questo tutti quelli che deviano un po&rsquo; dalle loro concezioni di conformit&agrave; dovrebbero tornare a casa loro e non verrebbe mai nella loro povera mente che magari tra i musulmani ci potrebbero essere anche italiani con i loro stessi diritti. Se tutte le ragazze musulmane immigrate, indossassero scarpe con tacchi a spillo sicuramente non si scandalizzerebbero, se queste ragazze partecipassero alle selezioni per diventare veline, o a festini in ville varie, tanto meno&#8230;<br />
Il problema potrebbe nascere con le ragazze minorenni. Imporre un indumento ad una minorenne non &egrave; che sia il massimo esercizio di libert&agrave;, ma se qualcuno appartiene ad una religione deve poter essere libero di seguirla nei suoi precetti. Non mi pare che si scandalizzi quando si &ldquo;obbligano&rdquo; i propri figli ad andare a messa (se non ne hanno voglia) o a frequentare il catechismo (invece di andare a giocare).<br />
Mi pare che la maggioranza dei credenti pensa che sia giusto inculcare la propria religione nelle menti dei bambini, fin dalla nascita, e quindi perch&eacute; scandalizzarsi se una religione fa vestire in qualche modo i propri figli? O forse che bisogna educare solo a quella che si considera la &ldquo;vera religione&rdquo;? (Naturalmente si tratterebbe di quella cristiana, per la maggioranza degli italiani). Come si vede la questione alla base del rapporto con i minorenni &egrave; se sia o meno giusto educarli religiosamente (su questo tema si legga <a target="_blank" href="http://www.cinquantini.it/2009/05/i-bambini-e-la-religione/">qui</a>).</p>
<p>2) La Costituzione, questo assurdo ostacolo di fronte alla Lega, che, se potessero, modificherebbero anche nella prima parte, sancisce che tutte le religioni sono sullo stesso piano. Probabilmente nelle loro osterie non &egrave; un libro molto presente sui tavoli e quindi non lo sanno, ed infatti, ovunque amministrino, cercano di impedire che vengano costruite nuove moschee.<br />
Ogni cittadino &egrave; <strong>libero</strong> di professare la religione che vuole. Ed a questa libert&agrave; seguono i precetti di tale religione, validi fino alla salvaguardia della salute dell&rsquo;individuo. Quest&#8217;ultima salvaguardia addirittura perde vigore fondendosi con il diritto a rifiutare le cure.<br />
Quindi, impedendo ad un individuo di indossare un indumento previsto dalla propria religione, si limita la libert&agrave; di religione. Stiamo parlando di persone che&nbsp; lo indossano di propria volont&agrave;, naturalmente. Sempre in questo caso, se impedissimo di indossare un indumento con l&#8217;intenzione di &ldquo;liberare&rdquo; la donna da questo obbligo (nonostante il suo rifiuto) non sarebbe come voler impedire alle monache di clausura (o ai monaci) di rinchiudersi in un convento a vita senza avere rapporti con l&#8217;esterno ? Una specie di &ldquo;esportazione della libert&agrave;&rdquo; di triste memoria. E se pensiamo a che vita fanno dentro questi conventi, mi pare chiaro che &egrave; preferibile andare vestiti con un velo che stare tutta la vita rinchiusi spesso anche mortificando la carne.. Oppure &egrave; pi&ugrave; ragionevole che una donna si sottometta ad una entit&agrave; &ldquo;immaginaria&rdquo;? La lega naturalmente non ci ha neanche pensato in quanto nella sua mente non alberga minimamente il concetto di libert&agrave; della donna.</p>
<p>3) Il problema della sicurezza e la legge Reale<sup>1</sup> sembra che in qualche modo siano nati con il terrorismo. Infatti prima di tale periodo non se ne sentiva il bisogno. Attualmente, a parte durante le manifestazioni, dei posti delicati per andare con il volto coperto potrebbero alcune citt&agrave; italiane (ad alta densit&agrave; delinquenziale), dove chi gira con il casco integrale desta forti sospetti di essere uno scippatore o un killer (ma in genere i rapinatori o scippatori cercano di passare inosservati e vedere una donna in niqab sulla motocicletta sarebbe un po&#8217; estemporaneo). Altra ipotesi &quot;delicata&quot;  pi&ugrave; verosimile, potrebbe essere la banca, dove per&ograve; potrebbe essere stabilito di farsi riconoscere prima di entrare.  Una volta all&#8217;interno &egrave; naturale che per le operazioni gli impiegati debbano identificare l&#8217;eventuale cliente. Stesso discorso vale  anche in qualunque ufficio pubblico o a richiesta di pubblici ufficiali: le donne velate debbano mostrare l&#8217;intera faccia per poter essere riconosciute. Ma questo accade gi&agrave; ora.</p>
<p>Analizzati i suddetti punti, quali sono le principali riflessioni?<br />
La vera priorit&agrave; &egrave; la libert&agrave; dell&rsquo;individuo, nel nostro caso della donna (fino a che non limiti la libert&agrave; altrui). Questa dovrebbe essere la linea guida per salvaguardare questa libert&agrave;. Purtroppo, la Lega, pur essendo alleata al Popolo delle (cosiddette) Libert&agrave; (sic!), salvaguarda solo le libert&agrave; che pi&ugrave; l&#8217;aggradano, mentre quelle individuali vorrebbero limitarle, specie quando si tratta di libert&agrave; laiche o (altrimenti) religiose.<br />
Subito dopo viene la libert&agrave; di religione che &egrave; subordinata alla libert&agrave; dell&rsquo;individuo. Quindi principalmente deve essere salvaguardata la libert&agrave; di scegliere. Poich&eacute; per&ograve; tale libert&agrave; a volte &egrave; nascosta dalla sottomissione della donna alla propria famiglia, bisognerebbe probabilmente creare una legge ad hoc, che punisca chi obblighi la propria moglie o familiare ad indossarlo, contro la sua volont&agrave;, magari rendendo la denuncia non remissibile, come gi&agrave; accade per la violenza sessuale, per la ragione che sotto la pressione dei familiari potrebbero &ldquo;ripensarci&rdquo;.<br />
Inoltre, affinch&eacute; lo Stato, dovendo restare laico, non arrivi a compiacere ogni tipo di precetto religioso, che in genere sono retaggi superstiziosi,  una buona soluzione potrebbe essere quella adottata dalla Francia: in luoghi appartenenti alla Pubblica Amministrazione, scuole, uffici statali, piscine pubbliche, ospedali, ecc., non viene riconosciuta, n&eacute;, tantomeno, preferita, alcuna religione e non &egrave; permesso entrarci con simboli religiosi, ci&ograve; per &ldquo;rendere libere&rdquo; le donne che sono costrette, loro malgrado, ad indossare indumenti non graditi o a comportamenti dettati da retaggi religiosi, come ad esempio non poter essere visitate da medici uomini.<br />
Quest&#8217;ultima sarebbe probabilmente la soluzione ideale ma in questa repubblica in cui la &quot;sana laicit&agrave;&quot; viene definita dalla Chiesa Cattolica non la vedo ancora praticabile. E cos&igrave; in Italia ci ritroviamo con la tendenza opposta. Assecondare tutti i precetti religiosi per una malintesa libert&agrave; di culto.</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>1) Legge n.152 del22 maggio 1975, Art.11:<br />
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</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><em>&Egrave; vietato l&rsquo;uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico senza gisutificato motivo. &Egrave; in ogni caso vietato l&rsquo;uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne di carattere sportivo.(&#8230;)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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