Misteri della fede…

A settembre è stato approvato il progetto di legge contro l'omofobia dalla Camera dei Deputati. Una discussione molto accesa in cui i massimi oppositori sono stati, e sono, i rappresentanti del mondo cattolico. Questi portano, a sostegno della loro contrarietà, la libertà di pensiero che questa nuova legge (una modifica della legge Mancino) potrebbe mettere in pericolo. Tutti questi cattolici vorrebbero essere liberi di continuare ad affermare che gli omosessuali sono deviati sessualmente, hanno un disordine interno e vanno contro le leggi della natura, senza rischiare di essere denunziati per omofobia.

Ciò che viene subito da notare, e ciò rende veramente felici, è che sono proprio i cattolici che si fanno paladini della libertà di opinione. E il bello è che i più battaglieri nel difendere questa presunta libertà d'opinione sono quelli che fanno parte degli ambienti più conservatori del cattolicesimo.

Infatti, alla faccia del relativismo che, come più volte affermato da vari papi, aborriscono, sono pronti a cavalcare (alla buon ora!) una delle conquiste più importanti della laicità e della democrazia proveniente dalla Rivoluzione Francese, anche se a suo tempo andava contro il diritto naturale (che in ogni epoca ai cattolici piace cavalcare, per poi sorpassare non appena cambiano i tempi). Basti leggere quel che scriveva Pio VI al tempo della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino [Qui la lettera completa]

Con questo post voglio un po' rinfrescare la memoria di questi novelli paladini della libertà di opinione, dando dei riferimenti certi a chi un giorno volesse citare quanto asserito dai vicari di Cristo in Terra.

Qui di seguito potete leggere alcune opinioni ufficiali di diversi papi sulla libertà di parola, stampa, opinione o coscienza (le evidenziature sono mie, per sottolineare le parti più importanti. In ogni per maggior chiarezza potete leggere la citazione completa), estratte da lettere, encicliche o discorsi.

Cominciamo in ordine cronologico, magari non andando tanto in là con il tempo, altrimenti verremmo tacciati di rivangare dei (piccoli) episodi inconsistenti della storia della Chiesa (Crociate, Inquisizione, ecc. ecc.), anche se si ribadisce sempre che la Chiesa è portatrice di valori assoluti che rimangono invariati nonostante il passare del tempo…

CLEMENTE XIII (1758-1769)
Christianae reipublicae - 25 novembre 1766
Lettera ai vescovi

Si deve lottare accanitamente, come richiede la circostanza stessa, con tutte le forze, al fine di estirpare la mortifera peste dei libri; non potrà infatti essere eliminata la materia dell’errore fino a quando gli elementi facinorosi di pravità non periscano bruciati.”

“(…) si avvisi il popolo in modo che non si lasci trascinare dai nomi splendidi di certi autori, perché non sia abbindolato dalla cattiveria e dall’astuzia degli uomini verso l’inganno dell’errore; in una parola, detesti i libri nei quali si trovi qualcosa che offenda il lettore, o contrasti con la Fede, la Religione, i buoni costumi e non rispecchi l’onestà cristiana.”

Nella seguente il papa ribadisce quanto detto dal predecessore, se qualcuno avesse frainteso.

PIO VII (1800-1823)
Diu satis – 15 maggio 1800
Lettera ai vescovi

“Questo argomento trattò largamente e a fondo con voi il Nostro Predecessore Clemente XIII di felice memoria in una sua Lettera direttavi il 25 Novembre 1766."E non parliamo soltanto di strappare dalle mani degli uomini, di distruggere completamente bruciandoli quei libri nei quali si dà contro la dottrina di Cristo apertamente; ma anche e soprattutto bisogna impedire che arrivino alle menti e agli occhi di tutti quei libri che operano più nascostamente e più insidiosamente. Per riconoscerli "non c’è bisogno", dice Cipriano (Dell’unità della Chiesa), "di un lungo trattato e di argomentazioni; in breve, vi è una facile prova di verità: Dio dice a Pietro: Pascola le mie pecore". Dunque le pecore di Cristo debbono ritenere salutare per loro quel pascolo nel quale le ha poste la voce autorevole di Pietro, a esso debbono dedicarsi e con esso nutrirsi: e stimare assolutamente peccaminose ed esiziali le cose dalle quali tale voce li richiami e li distolga; e non debbono lasciarsi attrarre da alcuna apparenza né travolgere da alcuna seduzione.”

In pratica devono ascoltare i loro pastori: i preti.

GREGORIO XVI (1831-1846)
Mirari vos – 15 agosto 1832
Enciclica

“(…)l’esperienza di tutti i secoli, fin dalla più remota antichità, dimostra luminosamente che città fiorentissime per opulenza, potere e gloria per questo solo disordine, cioè per una eccessiva libertà di opinioni, per la licenza delle conventicole, per la smania di novità andarono infelicemente in rovina.

A questo fine è diretta quella pessima, né mai abbastanza esecrata ed aborrita "libertà della stampa" nel divulgare scritti di qualunque genere; libertà che taluni osano invocare e promuovere con tanto clamore. Inorridiamo, Venerabili Fratelli, nell’osservare quale stravaganza di dottrine ci opprime o, piuttosto, quale portentosa mostruosità di errori si spargono e disseminano per ogni dove con quella sterminata moltitudine di libri, di opuscoli e di scritti, piccoli certamente di mole, ma grandissimi per malizia, dai quali vediamo con le lacrime agli occhi uscire la maledizione ad inondare tutta la faccia della terra. Eppure (ahi, doloroso riflesso!) vi sono taluni che giungono alla sfrontatezza di asserire con insultante protervia che questo inondamento di errori è più che abbondantemente compensato da qualche opera che in mezzo a tanta tempesta di pravità si mette in luce per difesa della Religione e della verità. Nefanda cosa è certamente, e da ogni legge riprovata, compiere a bella posta un male certo e più grave, perché vi è lusinga di poterne trarre qualche bene. Ma potrà mai dirsi da chi sia sano di mente che si debba liberamente ed in pubblico spargere, vendere, trasportare, anzi tracannare ancora il veleno, perché esiste un certo rimedio, usando il quale avviene che qualcuno scampa alla morte?”

Ma assai ben diverso fu il sistema adoperato dalla Chiesa per sterminare la peste dei libri cattivi fin dall’età degli Apostoli, i quali, come leggiamo, hanno consegnato alle fiamme pubblicamente grande quantità di tali libri (At 19,19). Basti leggere le disposizioni date a tale proposito nel Concilio Lateranense V, e la Costituzione che pubblicò Leone X di felice memoria, Nostro Predecessore, appunto perché "quella stampa che fu salutarmente scoperta per l’aumento della Fede e per la propagazione delle buone arti, non venisse rivolta a fini contrari e recasse danno e pregiudizio alla salute dei fedeli di Cristo" [Act. Conc. Lateran. V, sess. 10]. Ciò stette parimenti a cuore dei Padri Tridentini al punto che per applicare opportuno rimedio ad un inconveniente così dannoso, emisero quell’utilissimo decreto sulla formazione dell’Indice dei libri nei quali fossero contenute malsane dottrine [CONC. TRID., sess. 18 e 25]. Clemente XIII, Nostro Predecessore di felice memoria, nella sua enciclica sulla proscrizione dei libri nocivi afferma che “si deve lottare accanitamente, come richiede la circostanza stessa, con tutte le forze, al fine di estirpare la mortifera peste dei libri; non potrà infatti essere eliminata la materia dell’errore fino a quando gli elementi impuri di pravità non periscano bruciati” [Christianae reipublicae, 25 novembre 1766]”

Il papa che segue è l'"inventore" del dogma della sua infallibilità (tra l'altro, se fosse stato in grado di usare un po' di logica, forse qualche dubbio gli sarebbe venuto in mente; ad esempio: ma nel momento in cui decido che il papa è infallibile, non sono ancora infallibile e quindi potrei sbagliarmi nel proclamare la mia infallibilità, ergo decadrebbe tale dogma). Nell'enciclica Quanta Cura, allega il famoso Sillabo dei principali errori dell’età nostra, che sono notati nelle allocuzioni concistoriali, nelle encicliche e in altre lettere apostoliche di Papa Pio IX. Sillabo significa Raccolta. In pratica si tratta di una raccolta di tutti le idee erronee, così giudicate dal papa, nei suoi discorsi o scritti.

PIO IX (1846-1878)
Quanta cura – Syllabus – 8 dicembre 1864 Lettera enciclica

LXXIX – È assolutamente falso che la libertà civile di qualsivoglia culto, e similmente l’ampia facoltà a tutti concessa di manifestare qualunque opinione e qualsiasi pensiero palesemente ed in pubblico, conduca a corrompere più facilmente i costumi e gli animi dei popoli, e a diffondere la peste dell’indifferentismo.

Per aiutare la comprensione: chi asserisce un'affermazione come quella appena citata è in errore.

In positivo:

È male la libertà civile di qualsivoglia culto, e similmente l’ampia facoltà a tutti concessa di manifestare qualunque opinione e qualsiasi pensiero palesemente ed in pubblico, conduce a corrompere più facilmente i costumi e gli animi dei popoli, e a diffondere la peste dell’indifferentismo.

LEONE XIII (1878-1903)
Immortale Dei – 1 novembre 1885
Enciclica

Allo stesso modo una libertà di pensiero e di espressione che sia totalmente esente da vincoli in assoluto non è un bene di cui la società umana abbia ragione di rallegrarsi: è al contrario fonte e origine di molti mali. La libertà, come virtù che perfeziona l’uomo, deve applicarsi al vero e al bene; la natura del vero e del bene non può mutare ad arbitrio dell’uomo, ma rimane sempre la stessa, e non è meno immutabile dell’intima natura delle cose. Se la mente accoglie false opinioni, se la volontà sceglie il male e vi si dedica, l’una e l’altra, lungi dall’operare per il proprio perfezionamento, perdono la loro naturale dignità e si corrompono. Ciò che è contrario alla virtù e alla verità, dunque, non deve essere posto in evidenza ed esibito: molto meno, difeso e tutelato dalle leggi. La sola vita virtuosa apre la via verso il cielo, cui tutti tendiamo: per questo lo Stato si discosta da una norma e da una legge di natura, se consente che una sfrenata e perversa libertà di pensiero e d’azione giunga a distogliere impunemente dalla verità le menti e dalla virtù gli spiriti.

Ricapitolando: La libertà di pensiero è fonte di molti mali. La libertà deve applicarsi al vero e al bene, e la natura di quest'ultimi non può cambiare secondo il volere dell'uomo e rimane sempre la stessa. Ciò che è contrario alla virtù e alla verità non deve essere difeso e tutelato dalle leggi. Quindi se uno Stato consente una “perversa” libertà di pensiero si allontana da una norma e una legge di natura.
Naturalmente cos'è bene e male lo decide il nostro Leone e quindi è lui che decide ciò che si è liberi di pensare.

Libertas – 20 giugno 1888
Enciclica

“Ora si consideri un poco la libertà di parola e ciò che piace esprimere per mezzo della stampa. È appena il caso di dire che questa libertà non può essere un diritto se non è temperata dalla moderazione ed esorbita oltre la misura. Infatti il diritto è una facoltà morale: come dicemmo e come dovremo più spesso ridire, è assurdo pensare che essa sia concessa dalla natura in modo promiscuo e accomunata alla verità e alla menzogna, alla onestà e alla turpitudine. La verità e l’onestà hanno il diritto di essere propagate nello Stato con saggezza e libertà, in modo che diventino retaggio comune; le false opinioni, di cui non esiste peggior peste per la mente, nonché i vizi che corrompono l’animo e i costumi, devono essere giustamente e severamente repressi dall’autorità pubblica, perché non si diffondano a danno della società. Gli abusi dell’ingegno sregolato, che si risolvono in oppressione delle moltitudini ignoranti, devono essere repressi dall’autorità delle leggi non meno che le offese recate con la forza ai più deboli. Tanto più che una gran parte di cittadini non può affatto – o talvolta lo può con estrema difficoltà – guardarsi dai sofismi e dagli artifici dialettici, soprattutto se blandiscono le passioni. Concessa a chiunque illimitata libertà di parola e di stampa, nulla rimarrà d’intatto e d’inviolato; non saranno neppure risparmiati quei supremi e veritieri principi di natura che sono da considerare come un comune e nobilissimo patrimonio del genere umano. Così oscurata a poco a poco la verità dalla tenebre, come spesso accade, facilmente prenderà il sopravvento il regno dell’errore dannoso e proteiforme. Perciò quanto più la licenza avrà spazio, tanto maggiore danno avrà la libertà; tanto più sarà ampia e sicura la libertà, quanto più efficaci i freni alla licenza. Invero, ove natura non si opponga, è concesso, su questioni opinabili permesse da Dio alla discussione degli uomini, esprimere liberamente ciò che piace e ciò che si sente; infatti una tale libertà non conduce mai gli uomini a conculcare la verità, ma semmai ad indagarla e a rivelarla.”

Infine un parere non di un papa, ma non meno importante, in quanto prefazione, del cardinale Merry del Val, all'ultima edizione (del 1930! Sic!) dell'Indice dei Libri Proibiti.

“Dal Concilio di Nicea che proibì il libro Thalia di Ario (…) alla lettera testé emanata dalla Suprema Sacra Congregazione del Sant’Uffizio contro la letteratura sensuale e sensuale-mistica, non è possibile anche solo elencare tutto quello che la Santa sede ha compiuto contro le pubblicazioni offensive della verità (…) E non poteva la Santa Sede diportarsi diversamente, ché costituita da Dio maestra infallibile e guida sicura dei fedeli (…) ha il dovere e conseguentemente il sacrosanto diritto di impedire che l’errore e la corruzione, sotto qualsivoglia forma mascherati, entrino a contaminare il gregge di Gesù Cristo” e che le pecore, cioè i fedeli, “accostino le labbra ai facili calici del veleno”. Si riafferma il diritto della Chiesa di decidere in quanto “maestra infallibile e guida sicura” cosa le pecore devono brucare e dove, senza domandarsi il perché…

[Da Il cattolicesimo reale, W. Peruzzi, 2008]

In pratica i fedeli, per il loro bene, devono leggere solo quello che i “pastori” indicano.

Ecco, dopo quanto avete letto, si dovrebbe pensare che si sta rivoltando il mondo. I seguaci di queste “santità” che a volte sono credute anche infallibili, si fanno avanti per difendere un diritto che hanno disprezzato fino a ieri, quando erano gli altri a chiedere di esser liberi di considerarli come deviati mentalmente, in quanto difensori di pratiche contronatura come la castità.

Questi signori non hanno mai criticato la legge Mancino, finché ha difeso anche le religioni. Nessuno di loro si è mai sognato di lamentarsi che la Legge Mancino impediva la libertà di pensiero di coloro che volevano criticare la religione, ma ora, se essa dà qualche diritto in più a degli “esseri deviati” limita la libertà di pensiero.

Misteri della fede…

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Legge Severino anticostituzionale?

Come avete potuto ormai notare da qualche mese, ora tutti i parlamentari del PDL, si spremono le meningi nel criticare la legge Severino, quella che prevede l'incandidabilità dei pregiudicati, tacciandola di incostituzionalità, quando si applica a reati commessi prima dell'entrata in vigore.

La prima cosa che viene da rimarcare è: ma dove diavolo erano questi, quando hanno approvato la legge, visto che l'hanno votata? Che l'abbiano votata a loro insaputa? Possibile che questi giureconsulti non si accorgano di votare un provvedimento anticostituzionale al momento del voto, ma solo quanto c'incappa il loro leader?

Passi che a volte fanno leggi che vanno contro la Costituzione in qualche articolo, in questi casi se è palese l'incostituzionalità il Presidente della Repubblica ci mette una pezza, negando la promulgazione, molte altre volte, quando l'incostituzionalità è celata in qualche risvolto della legge, ci pensa invece la Corte Costituzionale, interessata, in genere, da giudici durante i relativi processi. È una cosa ormai del tutto naturale che ogni anno la Corte Costituzionale annulli articoli di legge o parti di essi.

Ma la cosa che fa ridere anche i polli dei Paesi Stranieri, che abbiano seguito la disputa, è che quelli che hanno votato la legge solo 9 mesi fa, ora dicono di aver votato una legge palesemente incostituzionale in quanto non dovrebbe essere applicabile a reati commessi prima dell'entrata in vigore.

Se poi andaste a leggere le cronache di allora potreste vedere che accelerazione ci fu nella sua approvazione al fine di farla andare in vigore già dal 2013, contro la versione originale che la voleva vigente dal 2018 (probabilmente per far continuare a delinquere altri 5 anni). Alla fine però, con soddisfazione di tutti i parlamentari (sicuramente anche per il sentore che c'era nell'aria della “rivoluzione” antipolitica che stava arrivando), fu approvata e andò in vigore già dalle successive elezioni.

Ma se la legge fosse stata fatta per chi commetteva reati dal 2013, quanto avremmo dovuto aspettare finché i processi di tali reati fossero passati in giudicato? Ve l'immaginate con la rapidità attuale della giustizia? Forse almeno altri 7-8 anni, e nel frattempo questi li avremmo avuti in Parlamento ancora così a lungo.

Quindi la ratio di questa legge dovrebbe essere abbastanza chiara: impedire da subito che i condannati siano candidabili.

Ed ora sulla retroattività.

Un esempio un po' paradossale.

Mettiamo che lo Stato non simpatizzi con i tatuati. Il 1° gennaio fa una legge che dice che i tatuati non possono ricoprire cariche pubbliche e rende il tatuaggio fuorilegge, perseguendo chi si tatua. Cosa succede a chi si è già tatuato prima del 1° gennaio?

Non è perseguibile penalmente in quanto la legge penale non può essere retroattiva (verrà perseguito solo chi si tatuerà dopo). Ma la scelta dello Stato di non far ricoprire cariche pubbliche a questa categoria di persone non dipenderà da quando è stata approvata (infatti si tratta di una qualità che lo Stato non vuole tra i suoi dipendenti, e non di una pena in più che infligge a chi è tatuato). ma prescrive che nei suoi uffici non vuole che circoli gente tatuata.

Ritornando con i piedi per terra, lo Stato non vuole pregiudicati nel suo Parlamento (né nelle altre amministrazioni) né passati né attuali (finalmente!) e perciò a un certo punto ha deciso in tal senso. Tra l'altro non si tratta neanche di una condanna a vita, in quanto il nostro ordinamento giudiziario (e la legge Severino stessa) prevede la riabilitazione: dopo un certo numero di anni è possibile richiedere la riabilitazione (se ci si è comportati bene) e se la si ottiene si diventa di nuovo candidabili.

E sia ben chiaro che quanto ho detto non è frutto della mia fantasia, infatti io ho cercato solo di rendere più comprensibile quanto dicono illustri costituzionalisti e, più importante, il Consiglio di Stato (in pratica l'equivalente della Cassazione del giudizio amministrativo) che ha già deliberato in merito ad un ricorso sulla retroattività della legge Severino.

Infatti un candidato alle elezioni regionali del 24-25 febbraio 2013 nel Molise è stato ritenuto non candidabile dall'Ufficio Elettorale in quanto condannato definitivamente, per uno dei reati previsti dalla Legge Severino, in data 19.12.2001 (sì, avete letto bene: duemilauno!). Il candidato ha fatto ricorso al TAR del Molise che gli ha dato torto, ha quindi adito il Consiglio di Stato che ha ribadito la sentenza del TAR.

Potete scaricarla e leggerla direttamente dal soprascritto link se siete un po' avvezzi nel linguaggio legale.

In pratica il Consiglio di Stato dice che l'applicabilità della legge in questione con sentenze precedenti “non si pone in contrasto con il dedotto principio, ricavabile dalla Carta Costituzionale e dalle disposizioni della CEDU [Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo], dell’irretroattività delle norme penali e, più in generale, delle disposizioni sanzionatorie ed afflittive” in quanto “non solo non si tratta affatto di misure di natura sanzionatoria penale, ma neppure di sanzioni amministrative o di disposizioni in senso ampio sanzionatorie”. “La condanna stessa viene, quindi, configurata alla stregua di "requisito negativo" o “qualifica negativa” ai fini della capacità di partecipare alla competizione elettorale e di mantenere la carica”. Dal carattere non sanzionatorio della norma “discende il corollario della non pertinenza del riferimento all’esigenza di addivenire ad un’interpretazione compatibile con le disposizioni dettate dall’art. 25 Cost., in materia di sanzioni penali, e dall’art. 7 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo”. In pratica tale norma non è in contrasto con l'articolo della Costituzione che parla della non retroattività della legge, né con la Convenzione Europea che ribadisce nella sua Carta tale non retroattività.

Insomma leggetevela voi stessi; anzi sarebbe meglio che se la leggessero quanti continuano a gridare all'illegalità.

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Pacpl per convertire file audio o video con Linux

Dovevo convertire dei file flac in mp3 e in passato con Mandriva non ricordo di aver avuto mai problemi. Da un po' di tempo in qua, invece, ora che uso Kubuntu, non riuscivo a trovare qualche programma che mi soddisfacesse (a dire la verità dopo una ricerca in Google, i vari che ho provato non sono riuscito a farli funzionare, per bachi vari o per problemi con la distribuzione, suppongo: ad esempio Soundconverter, ffmpeg, e qualche altro). Altri consigliati non erano nei miei repository, forse perché obsoleti o abbandonati. Allora ho fatto quello che poi dovevo fare fin dall'inizio: ho cercato nella lista dei programmi su Muon, ho inserito la parola “converter” e tra i diversi programmi che sono usciti fuori ha destato la mia curiosità pacpl, un convertitore praticamente universale, nel linguaggio perl. Un programma a linea di comando (ma non solo, come leggerete) molto semplice anche nell'uso in console.

Insomma, scaricatelo con il vostro programma di installazione (io uso Kubuntu, attualmente la 13.04). Probabilmente, se non siete utilizzatori di programmi in perl, si porterà dietro diverse dipendenze, ma in fondo ce ne importa poco, visto che non abbiamo nessun file registro da sporcare e quindi quando disinstalliamo ripuliamo tutto…

Una volta installato, apriamo la console e diamo il comando:

pacpl -t mp3 filemusicale.flac

in cui -t è l'opzione per dire al programma in quale formato convertire (nel nostro caso sarà mp3)

e come d'incanto pacpl ce lo trasforma in mp3.

Attenzione se avete un file mp3 con lo stesso nome, in quanto il programma non fa che cambiare l'estensione, senza modificare il nome.

Oppure se volete convertire tutti i file audio in una cartella basterà sostituire il nome del file con quello della cartella:

pacpl -t mp3 percorsonomecartella

Naturalmente questa è la maniera più semplice e veloce per convertire, ma se volete ci sono anche le opzioni da inserire subito dopo il comando (ad esempio se volete forzare la sovrascrittura di un eventuale file con lo stesso nome, o molte altre per cambiare i framerate, i bps, ecc.), basta leggere il man di pacpl

Tutto solo a linea di comando?

No.

Come scrivevo sopra, pacpl non funziona solo a linea di comando. Infatti al momento dell'installazione, si installa come plugin anche in Dolphin o Konqueror, così quando aprite una cartella con dentro file multimediali, se cliccate su uno di questi con il tasto dx del mouse, scegliete Azioni → Pacpl, apparirà una numerosa serie di formati verso cui scegliere la conversione: cliccate su quella prescelta e attendete: una piccola finestra popup in basso a destra vi comunicherà l'inizio e la fine della conversione.

Da sottolineare che pacpl converte anche i file video in file audio (in pratica estrae la traccia musicale), con la stessa procedura.

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OpenOffice Base e Java

Eccomi qua di nuovo, dopo più di un anno di silenzio, a causa di un intrusione nel blog che faceva il bello e cattivo tempo. Ora per fortuna ho risolto, semplicemente cambiando l'aspetto del blog stesso (sembra che fosse un template che avevo scaricato a permettere quanto accadeva).

Con questo post volevo dare una mano a chi vuole affrancarsi da Access ma ancora trova problemi con OOBase o LibreOfficeBase.

L'unica ragione per la quale non mi ero affrancato ancora da Windows era giusto il fatto che avevo degli archivi creati con Access, a cui volevo ancora avere accesso e aggiornare. Infine, dopo un po' dalla nascita di OOBase mi sono deciso a fare il grande passo. Ho penato un po' (anche dopo) anche per la minor perfezione di Base, ma con qualche piccolo sforzo ora i miei PC sono felicemente dewindowsizzati.

Tutto è andato a gonfie vele con Mandriva fino a che un aggiornamento di Java (la quale è necessaria per il funzionamento di Base) ha causato dei problemi di incredibile lentezza nell'aprire le tabelle (non importava la loro grandezza). Dopo un po' di ricerche, ho scoperto che dalla versione 1.6.0.23 di JRE, Base dava problemi a tutte le versione OOo Linux, e che era un bug conosciuto dagli sviluppatori di OOo, anche se, a quanto pare, questo fatto non sembra averli spinti a darsi da fare, visto che ancora oggi permane questo difetto (forse siamo davvero pochi ad ad usare Base…).

A questo punto non restava che reinstallare la versione precedente, la JRE 1.6.0.22, per far tornare tutto a posto. Con Mandriva non c'erano problemi: si andava su un repository di una distribuzione precedente e si scaricava il file rpm di JRE corrispondente.

Purtroppo, quando sono passato a Kubuntu, la cosa è un po' cambiata in quanto i repository non funzionano allo stesso modo e nonostante ricerche varie non sono riuscito a reperire quella versione di JRE per Ubuntu. E così per lungo tempo ho dovuto tenere su un PC una versione di Mandriva giusto per tenere aggiornati i miei archivi. La ragione era anche che non volevo installare la versione originalescaricata dal sito Oracle.

Alla fine però ho deciso che era l'ora di “uniformare” tutti i PC con la stessa distribuzione e così sono andato a cercare la versione “buona” di JRE direttamente dall'archivio di Oracle.

Ora vi spiego come fare per risolvere la questione passo passo:

- Andate su http://www.oracle.com/technetwork/java/javasebusiness/downloads/java-archive-downloads-javase6-419409.html

Dove c'è l'archivio di tutte le versioni 6, precedenti.

- Scorrete la pagina e cliccate sul link Java SE Runtime Environment 6u22 che vi porta direttamente alla sezione di vostro interesse: dopo aver smarcato l'accettazione della licenza, scaricate la versione che fa per voi la 64 bit o la 586 e salvatela sul vostro PC (attenzione però che il Oracle vuole che vi registriate – una ragione per la quale non avevo risolto prima il problema era giusto questo. Alla fine però ho dovuto capitolare).

- Create una cartella dove volete che JRE venga installato, e copiatevi il file con estensione bin. Ad esempio JRE.

Ora aprite un terminale e date il comando chmod +x nomefilescaricato.bin (per renderlo eseguibile).

Ora lanciate il file eseguibile per il comando ./nomefilescaricato.bin

Ora avrete una cartella chiamata .jre1.6.0.22 nella cartella JRE. Se volete copiate la cartella nella home direttamente così da semplificare un'eventuale ricerca.

Aprite OpenOffice: Strumenti->Opzioni->OpenOffice->Java

Qui premete Aggiungi e scegliete il percorso della cartella .jre1.6.0.22

OK e riavviate OpenOffice.

Ora Base dovrebbe tornare a funzionare normalmente.

La soluzione dovrebbe essere buona anche per Libre Office.

Suggerimenti dal Forum Ubuntu: http://forum.openoffice.org/it/forum/viewtopic.php?f=13&t=1429&h

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Due tastiere… una capanna

Scrivo questo post per essere d'aiuto alle molte coppie internazionali, in cui uno dei partner non usa la nostra stessa tastiera.

Nel mio caso sto usando la distribuzione Mandriva 2011, ma le istruzioni saranno buone per chiunque usi KDE (nel mio caso si tratta della versione 4.6.5).

Parlerò di una delle lingue che usano diverso alfabeto, il russo, ma potete sostituire il russo con la lingua che è più utile per voi.

Per prima cosa, se avete intenzione di usare la seconda lingua anche per scrivere, per correggere, ecc., dovreste installare anche i locales, i file che contengono le specifiche delle lingue, i correttori ortografici e gli eventuali alfabeti.

Aprite il gestore software della vostra distribuzione, nel caso di Mandriva, il Centro di ControlloGestione SoftwareInstalla e rimuovi software: cercate locales (i file di configurazione delle lingue, e tra quelli che vi appariranno scegliete quello della vostra lingua: la seconda naturalmente perché la prima l'avrete già installata… si spera). Nel nostro caso sceglieremo locales-ru (dove ru è la sigla per la lingua russa). Oltre a locales cercate poi i file per le correzioni: aspell (e smarcate aspell-ru), ed infine anche myspell-ru. Probabilmente già dalla prima installazione verranno dietro, per dipendenze anche file come kde-I10n-ru, il supporto KDE per la lingua russa e forse anche font cirillici. Comunque installate tutto il possibile che possa avere relazione con la lingua di vostra pertinenza.

Una volta installati questi file dovrete configurare il sistema per essere fruibile con diverse tastiere.

In genere le tastiere dei computer russi sono russo-inglesi, ovvero su ogni tasto ci sono doppie lettere, le cirilliche e le latine.

Noi nel nostro caso supponiamo di avere una tastiera italiana e che vogliamo aggiungerne una USB russo-inglese, quando ne abbiamo bisogno.

Allora:

aprite Configura il tuo desktop (Se non lo trovate lanciate da console il comando systemsettings), quindi sotto la sezione Hardware scegliete l'opzione Dispositivi di immissione. Nella nuova finestra, a sinistra, avrete a disposizione minimo due icone: Tastiera e Mouse (se su un portatile probabilmente potrete avere anche Touchpad e Joystick). Se non già selezionata, scegliete Tastiera. Nella parte destra vedrete, sotto la categoria Impostazione della tastiera, tre schede: Hardware, Mappature, Avanzate. Scegliete Mappature. Si apre una nuova finestra in cui dovrete modificare delle opzioni. La prima cosa da fare è abilitare, smarcandola, Configura le mappature. A questo punto diverrà attivo il pulsante: Aggiungi mappatura. Premetelo e nella finestra di dialogo che si aprirà, all'opzione Limita la selezione per lingua, scegliete la lingua della tastiera, nel nostro caso sceglieremo la Russa, quindi alla voce Mappature, aprite e scegliete Russa (o quella che avrete a disposizione dipendentemente da dove l'avrete comprata, presumibilmente). Quindi alla voce Variante scegliete Predefinita (o serba, nel caso abbiate una tastiera serba), OK, e così vedrete apparire sotto la tastiera italiana anche la russa.

In genere le tastiere russe, come detto sopra, sono doppie ed hanno anche quella inglese e pertanto dovrete aggiungerne anche una inglese. Fate gli stessi passi: Scegliete IngleseRegno Unito o USA (se non siete sicuri di quale mappatura delle due, installatele ambedue e provate i tasti, quindi potrete eliminare quella che non è adatta) e → Predefinita (che dovrebbe andar bene per la maggioranza). E vedrete così apparire un'altra tastiera insieme alle altre.

Ora potete scegliere se avere la sigla della lingua o una bandiera per segnalare su quale tastiera lavorate. Se volete la sigla lasciate così, se volete una bandiera, sotto Mostra Indicatore di Mappatura, scegliete Mostra bandiera. Premete Applica e così vedrete nel pannello la bandiera della tastiera attuale. Cliccateci sopra e passerete ad ogni clic sulla prossima tastiera. Per cambiare l'ordine potrete scegliere le frecce nella sezione Configura le mappature.

Inoltre, se volete cambiare la mappatura con un tasto anziché con il mouse, potete modificare l'opzione nella sezione Scorciatoie per cambiare mappatura. Premete Scorciatoie principali e scegliete il tasto a cui abbinare il cambiamento di mappatura: in genere meglio scegliere un tasto Win, visto che tanto non viene usato, ma questa è una scelta vostra. Pulsante Applica e il gioco è fatto. Quando inserite la tastiera alternativa premete il tasto o cliccate sulla bandiera nel pannello e la tastiera sarà pronta per un altro alfabeto.

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