Tutti i mezzi di comunicazione non fanno che parlare dell’attacco sferrato da Feltri, che ha portato il direttore di Avvenire, il quotidiano della CEI, alle dimissioni.
Quali sono le riflessioni su questa faccenda?
È abbastanza complessa e bisogna approfondirla un po’ per poterne capire tutte le sfaccettature.
In fondo Feltri, si dice, non ha fatto altro che pubblicare una notizia: Boffo è stato condannato per molestie, una contravvenzione. Non ha fatto che il suo dovere di giornalista.
Be’, per poter capire appieno la questione è bene sapere qual è il dovere di un giornalista.
- Il giornalista deve dare le notizie. Ne riceve una, valuta le fonti, e la dà.
- Il giornalista deve avere come padrone solo il lettore, non può avere altri padroni, altrimenti romperebbe il patto che lo lega al lettore e non sarebbe etico. Se riceve una notizia, anche negativa, sul proprio editore non deve e non può esimersi dal pubblicarla. L’ex giornalista Renato Farina è stato espulso dall’Ordine dei Giornalisti perché forniva informazioni ai Servizi Segreti italiani, ovvero, perché aveva un altro “padrone”. Posso immaginare che molti possano storcere la bocca in situazioni particolari, ma il diritto di cronaca, è un diritto contemplato dalla nostra Costituzione ed è uno dei fondamenti della democrazia (Watergate insegna), e quindi i giornalisti non devono fare altro che formire notizie indipendentemente dal fatto che una cosa sia giusta o meno.
Veniamo alla situazione in particolare.
Il Giornale pubblica la notizia. È tutta vera? Hanno il casellario giudiziale, il certificato dal quale risulta la condanna, e quindi è vero. Poi nello stesso articolo, per raccontare il fatto di cui si tratta, il giornalista, parla di una nota “informativa” legata al certificato e la cita, virgolettandola: “Comincia così la nota informativa che accompagna e spiega il rinvio a giudizio del grande moralizzatore”. E quindi la dà come un documento proveniente dall’Autorità Giudiziaria o dalla Polizia Giudiziaria (nel nostro caso la Polizia di Stato). Chi sia nel campo o abbia letto atti giudiziari o informative può accorgersi a prima vista che non si tratta di un linguaggio giudiziario, bastino un paio di frasi: “noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni”; che parte della Polizia in genere possa avere non del tutto a simpatia gli omosessuali quasi ci potrebbe stare (nella stessa percentuale esistente tra gli italiani), che li “attenzioni” e controlli le loro frequentazioni, non sta né in cielo né in terra e tanto meno starebbe scritto su un’informativa. Staremmo freschi a controllare tutti gli omosessuali italiani…
Un’altra stupidaggine dell’informativa è questa frase: “pagava un’ammenda di 516 euro, alternativa ai sei mesi di reclusione”, che un’A.G. o la Polizia Giudiziaria possa scrivere che l’ammenda è alternativa alla reclusione, quando invece è l’arresto, è un errore talmente grave che se fosse così, sarebbe meglio emigrare in un altro Stato, visto il livello di questi difensori della giustizia…
Le inesattezze continuano e non fanno che confermare che non si tratta di un informativa giudiziaria. Ed infatti dopo queste contestazioni Feltri ammette che si tratta di una lettera anonima, che poi attribuisce alla Gendarmeria Vaticana.
Allora, ricapitolando, abbiamo una notizia che viene data, che ha il fondo vero: la condanna; ma ha i fatti circostanziali inesatti e in diversi punti allusivi. Il fatto è che questa notizia era giunta a diversi giornali da più di un mese. Ma il dovere di un giornalista è quello di dare la notizia subito (dopo le necessarie verifiche), addirittura dopo la condanna (se a conoscenza), mentre tenere nel cassetto una notizia contro un “nemico”, neanche del proprio giornale, ma del fratello del “padrone”, per tirarla fuori quando è più comodo sa tanto di giornalismo “ricattatorio” come anche le minacce del direttore del Giornale, il quale ha detto che questa non sarebbe stata che la prima della serie di notizie. Dicono che un tipo di giornalismo del genere lo faceva Pecorelli, direttore della rivista O.P., poi fatto assassinare da mandanti occulti, probabilmente per i suoi articoli nel cassetto.
Come si diceva, che un giornalista si difenda da attacchi personali passi, ma che difenda il fratello del proprio “padrone”, che per inciso è il Presidente del Consiglio, attaccando così acremente, fa dubitare dell’etica di un tale giornalismo.
Nota a margine. Boffo si è difeso correggendo molte inesattezze scritte dal Giornale, tutti dettagli che non inficiano la notizia della condanna; mai però smentisce di essere omosessuale. Se si trattasse di un qualunque laico (nel senso di non legato ad alcuna religione), la cosa potrebbe essere indifferente: “Il fatto che sia omosessuale o no, non lo voglio smentire in quanto non lo considero un insulto e questo fatto non servirebbe né ad avvalorare né a smentire i fatti come raccontati dal Giornale. Sono una persona che non deve essere giudicata in base alle tendenze sessuali”,
Ma qui stiamo parlando di un cattolico praticante, e la cosa fa pensare che non lo smentisca in quanto non può farlo, in coscienza: non potrebbe mentire. E quindi se così fosse, conoscendo la linea dell’Avvenire verso gli omosessuali, non si può che avere conferma di quanta ipocrisia regni nell’ambiente cattolico.