Misteri della fede…

A settembre è stato approvato il progetto di legge contro l'omofobia dalla Camera dei Deputati. Una discussione molto accesa in cui i massimi oppositori sono stati, e sono, i rappresentanti del mondo cattolico. Questi portano, a sostegno della loro contrarietà, la libertà di pensiero che questa nuova legge (una modifica della legge Mancino) potrebbe mettere in pericolo. Tutti questi cattolici vorrebbero essere liberi di continuare ad affermare che gli omosessuali sono deviati sessualmente, hanno un disordine interno e vanno contro le leggi della natura, senza rischiare di essere denunziati per omofobia.

Ciò che viene subito da notare, e ciò rende veramente felici, è che sono proprio i cattolici che si fanno paladini della libertà di opinione. E il bello è che i più battaglieri nel difendere questa presunta libertà d'opinione sono quelli che fanno parte degli ambienti più conservatori del cattolicesimo.

Infatti, alla faccia del relativismo che, come più volte affermato da vari papi, aborriscono, sono pronti a cavalcare (alla buon ora!) una delle conquiste più importanti della laicità e della democrazia proveniente dalla Rivoluzione Francese, anche se a suo tempo andava contro il diritto naturale (che in ogni epoca ai cattolici piace cavalcare, per poi sorpassare non appena cambiano i tempi). Basti leggere quel che scriveva Pio VI al tempo della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino [Qui la lettera completa]

Con questo post voglio un po' rinfrescare la memoria di questi novelli paladini della libertà di opinione, dando dei riferimenti certi a chi un giorno volesse citare quanto asserito dai vicari di Cristo in Terra.

Qui di seguito potete leggere alcune opinioni ufficiali di diversi papi sulla libertà di parola, stampa, opinione o coscienza (le evidenziature sono mie, per sottolineare le parti più importanti. In ogni per maggior chiarezza potete leggere la citazione completa), estratte da lettere, encicliche o discorsi.

Cominciamo in ordine cronologico, magari non andando tanto in là con il tempo, altrimenti verremmo tacciati di rivangare dei (piccoli) episodi inconsistenti della storia della Chiesa (Crociate, Inquisizione, ecc. ecc.), anche se si ribadisce sempre che la Chiesa è portatrice di valori assoluti che rimangono invariati nonostante il passare del tempo…

CLEMENTE XIII (1758-1769)
Christianae reipublicae - 25 novembre 1766
Lettera ai vescovi

Si deve lottare accanitamente, come richiede la circostanza stessa, con tutte le forze, al fine di estirpare la mortifera peste dei libri; non potrà infatti essere eliminata la materia dell’errore fino a quando gli elementi facinorosi di pravità non periscano bruciati.”

“(…) si avvisi il popolo in modo che non si lasci trascinare dai nomi splendidi di certi autori, perché non sia abbindolato dalla cattiveria e dall’astuzia degli uomini verso l’inganno dell’errore; in una parola, detesti i libri nei quali si trovi qualcosa che offenda il lettore, o contrasti con la Fede, la Religione, i buoni costumi e non rispecchi l’onestà cristiana.”

Nella seguente il papa ribadisce quanto detto dal predecessore, se qualcuno avesse frainteso.

PIO VII (1800-1823)
Diu satis – 15 maggio 1800
Lettera ai vescovi

“Questo argomento trattò largamente e a fondo con voi il Nostro Predecessore Clemente XIII di felice memoria in una sua Lettera direttavi il 25 Novembre 1766."E non parliamo soltanto di strappare dalle mani degli uomini, di distruggere completamente bruciandoli quei libri nei quali si dà contro la dottrina di Cristo apertamente; ma anche e soprattutto bisogna impedire che arrivino alle menti e agli occhi di tutti quei libri che operano più nascostamente e più insidiosamente. Per riconoscerli "non c’è bisogno", dice Cipriano (Dell’unità della Chiesa), "di un lungo trattato e di argomentazioni; in breve, vi è una facile prova di verità: Dio dice a Pietro: Pascola le mie pecore". Dunque le pecore di Cristo debbono ritenere salutare per loro quel pascolo nel quale le ha poste la voce autorevole di Pietro, a esso debbono dedicarsi e con esso nutrirsi: e stimare assolutamente peccaminose ed esiziali le cose dalle quali tale voce li richiami e li distolga; e non debbono lasciarsi attrarre da alcuna apparenza né travolgere da alcuna seduzione.”

In pratica devono ascoltare i loro pastori: i preti.

GREGORIO XVI (1831-1846)
Mirari vos – 15 agosto 1832
Enciclica

“(…)l’esperienza di tutti i secoli, fin dalla più remota antichità, dimostra luminosamente che città fiorentissime per opulenza, potere e gloria per questo solo disordine, cioè per una eccessiva libertà di opinioni, per la licenza delle conventicole, per la smania di novità andarono infelicemente in rovina.

A questo fine è diretta quella pessima, né mai abbastanza esecrata ed aborrita "libertà della stampa" nel divulgare scritti di qualunque genere; libertà che taluni osano invocare e promuovere con tanto clamore. Inorridiamo, Venerabili Fratelli, nell’osservare quale stravaganza di dottrine ci opprime o, piuttosto, quale portentosa mostruosità di errori si spargono e disseminano per ogni dove con quella sterminata moltitudine di libri, di opuscoli e di scritti, piccoli certamente di mole, ma grandissimi per malizia, dai quali vediamo con le lacrime agli occhi uscire la maledizione ad inondare tutta la faccia della terra. Eppure (ahi, doloroso riflesso!) vi sono taluni che giungono alla sfrontatezza di asserire con insultante protervia che questo inondamento di errori è più che abbondantemente compensato da qualche opera che in mezzo a tanta tempesta di pravità si mette in luce per difesa della Religione e della verità. Nefanda cosa è certamente, e da ogni legge riprovata, compiere a bella posta un male certo e più grave, perché vi è lusinga di poterne trarre qualche bene. Ma potrà mai dirsi da chi sia sano di mente che si debba liberamente ed in pubblico spargere, vendere, trasportare, anzi tracannare ancora il veleno, perché esiste un certo rimedio, usando il quale avviene che qualcuno scampa alla morte?”

Ma assai ben diverso fu il sistema adoperato dalla Chiesa per sterminare la peste dei libri cattivi fin dall’età degli Apostoli, i quali, come leggiamo, hanno consegnato alle fiamme pubblicamente grande quantità di tali libri (At 19,19). Basti leggere le disposizioni date a tale proposito nel Concilio Lateranense V, e la Costituzione che pubblicò Leone X di felice memoria, Nostro Predecessore, appunto perché "quella stampa che fu salutarmente scoperta per l’aumento della Fede e per la propagazione delle buone arti, non venisse rivolta a fini contrari e recasse danno e pregiudizio alla salute dei fedeli di Cristo" [Act. Conc. Lateran. V, sess. 10]. Ciò stette parimenti a cuore dei Padri Tridentini al punto che per applicare opportuno rimedio ad un inconveniente così dannoso, emisero quell’utilissimo decreto sulla formazione dell’Indice dei libri nei quali fossero contenute malsane dottrine [CONC. TRID., sess. 18 e 25]. Clemente XIII, Nostro Predecessore di felice memoria, nella sua enciclica sulla proscrizione dei libri nocivi afferma che “si deve lottare accanitamente, come richiede la circostanza stessa, con tutte le forze, al fine di estirpare la mortifera peste dei libri; non potrà infatti essere eliminata la materia dell’errore fino a quando gli elementi impuri di pravità non periscano bruciati” [Christianae reipublicae, 25 novembre 1766]”

Il papa che segue è l'"inventore" del dogma della sua infallibilità (tra l'altro, se fosse stato in grado di usare un po' di logica, forse qualche dubbio gli sarebbe venuto in mente; ad esempio: ma nel momento in cui decido che il papa è infallibile, non sono ancora infallibile e quindi potrei sbagliarmi nel proclamare la mia infallibilità, ergo decadrebbe tale dogma). Nell'enciclica Quanta Cura, allega il famoso Sillabo dei principali errori dell’età nostra, che sono notati nelle allocuzioni concistoriali, nelle encicliche e in altre lettere apostoliche di Papa Pio IX. Sillabo significa Raccolta. In pratica si tratta di una raccolta di tutti le idee erronee, così giudicate dal papa, nei suoi discorsi o scritti.

PIO IX (1846-1878)
Quanta cura – Syllabus – 8 dicembre 1864 Lettera enciclica

LXXIX – È assolutamente falso che la libertà civile di qualsivoglia culto, e similmente l’ampia facoltà a tutti concessa di manifestare qualunque opinione e qualsiasi pensiero palesemente ed in pubblico, conduca a corrompere più facilmente i costumi e gli animi dei popoli, e a diffondere la peste dell’indifferentismo.

Per aiutare la comprensione: chi asserisce un'affermazione come quella appena citata è in errore.

In positivo:

È male la libertà civile di qualsivoglia culto, e similmente l’ampia facoltà a tutti concessa di manifestare qualunque opinione e qualsiasi pensiero palesemente ed in pubblico, conduce a corrompere più facilmente i costumi e gli animi dei popoli, e a diffondere la peste dell’indifferentismo.

LEONE XIII (1878-1903)
Immortale Dei – 1 novembre 1885
Enciclica

Allo stesso modo una libertà di pensiero e di espressione che sia totalmente esente da vincoli in assoluto non è un bene di cui la società umana abbia ragione di rallegrarsi: è al contrario fonte e origine di molti mali. La libertà, come virtù che perfeziona l’uomo, deve applicarsi al vero e al bene; la natura del vero e del bene non può mutare ad arbitrio dell’uomo, ma rimane sempre la stessa, e non è meno immutabile dell’intima natura delle cose. Se la mente accoglie false opinioni, se la volontà sceglie il male e vi si dedica, l’una e l’altra, lungi dall’operare per il proprio perfezionamento, perdono la loro naturale dignità e si corrompono. Ciò che è contrario alla virtù e alla verità, dunque, non deve essere posto in evidenza ed esibito: molto meno, difeso e tutelato dalle leggi. La sola vita virtuosa apre la via verso il cielo, cui tutti tendiamo: per questo lo Stato si discosta da una norma e da una legge di natura, se consente che una sfrenata e perversa libertà di pensiero e d’azione giunga a distogliere impunemente dalla verità le menti e dalla virtù gli spiriti.

Ricapitolando: La libertà di pensiero è fonte di molti mali. La libertà deve applicarsi al vero e al bene, e la natura di quest'ultimi non può cambiare secondo il volere dell'uomo e rimane sempre la stessa. Ciò che è contrario alla virtù e alla verità non deve essere difeso e tutelato dalle leggi. Quindi se uno Stato consente una “perversa” libertà di pensiero si allontana da una norma e una legge di natura.
Naturalmente cos'è bene e male lo decide il nostro Leone e quindi è lui che decide ciò che si è liberi di pensare.

Libertas – 20 giugno 1888
Enciclica

“Ora si consideri un poco la libertà di parola e ciò che piace esprimere per mezzo della stampa. È appena il caso di dire che questa libertà non può essere un diritto se non è temperata dalla moderazione ed esorbita oltre la misura. Infatti il diritto è una facoltà morale: come dicemmo e come dovremo più spesso ridire, è assurdo pensare che essa sia concessa dalla natura in modo promiscuo e accomunata alla verità e alla menzogna, alla onestà e alla turpitudine. La verità e l’onestà hanno il diritto di essere propagate nello Stato con saggezza e libertà, in modo che diventino retaggio comune; le false opinioni, di cui non esiste peggior peste per la mente, nonché i vizi che corrompono l’animo e i costumi, devono essere giustamente e severamente repressi dall’autorità pubblica, perché non si diffondano a danno della società. Gli abusi dell’ingegno sregolato, che si risolvono in oppressione delle moltitudini ignoranti, devono essere repressi dall’autorità delle leggi non meno che le offese recate con la forza ai più deboli. Tanto più che una gran parte di cittadini non può affatto – o talvolta lo può con estrema difficoltà – guardarsi dai sofismi e dagli artifici dialettici, soprattutto se blandiscono le passioni. Concessa a chiunque illimitata libertà di parola e di stampa, nulla rimarrà d’intatto e d’inviolato; non saranno neppure risparmiati quei supremi e veritieri principi di natura che sono da considerare come un comune e nobilissimo patrimonio del genere umano. Così oscurata a poco a poco la verità dalla tenebre, come spesso accade, facilmente prenderà il sopravvento il regno dell’errore dannoso e proteiforme. Perciò quanto più la licenza avrà spazio, tanto maggiore danno avrà la libertà; tanto più sarà ampia e sicura la libertà, quanto più efficaci i freni alla licenza. Invero, ove natura non si opponga, è concesso, su questioni opinabili permesse da Dio alla discussione degli uomini, esprimere liberamente ciò che piace e ciò che si sente; infatti una tale libertà non conduce mai gli uomini a conculcare la verità, ma semmai ad indagarla e a rivelarla.”

Infine un parere non di un papa, ma non meno importante, in quanto prefazione, del cardinale Merry del Val, all'ultima edizione (del 1930! Sic!) dell'Indice dei Libri Proibiti.

“Dal Concilio di Nicea che proibì il libro Thalia di Ario (…) alla lettera testé emanata dalla Suprema Sacra Congregazione del Sant’Uffizio contro la letteratura sensuale e sensuale-mistica, non è possibile anche solo elencare tutto quello che la Santa sede ha compiuto contro le pubblicazioni offensive della verità (…) E non poteva la Santa Sede diportarsi diversamente, ché costituita da Dio maestra infallibile e guida sicura dei fedeli (…) ha il dovere e conseguentemente il sacrosanto diritto di impedire che l’errore e la corruzione, sotto qualsivoglia forma mascherati, entrino a contaminare il gregge di Gesù Cristo” e che le pecore, cioè i fedeli, “accostino le labbra ai facili calici del veleno”. Si riafferma il diritto della Chiesa di decidere in quanto “maestra infallibile e guida sicura” cosa le pecore devono brucare e dove, senza domandarsi il perché…

[Da Il cattolicesimo reale, W. Peruzzi, 2008]

In pratica i fedeli, per il loro bene, devono leggere solo quello che i “pastori” indicano.

Ecco, dopo quanto avete letto, si dovrebbe pensare che si sta rivoltando il mondo. I seguaci di queste “santità” che a volte sono credute anche infallibili, si fanno avanti per difendere un diritto che hanno disprezzato fino a ieri, quando erano gli altri a chiedere di esser liberi di considerarli come deviati mentalmente, in quanto difensori di pratiche contronatura come la castità.

Questi signori non hanno mai criticato la legge Mancino, finché ha difeso anche le religioni. Nessuno di loro si è mai sognato di lamentarsi che la Legge Mancino impediva la libertà di pensiero di coloro che volevano criticare la religione, ma ora, se essa dà qualche diritto in più a degli “esseri deviati” limita la libertà di pensiero.

Misteri della fede…

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Gli animali hanno l’anima?

È Natale, e in genere a Natale dovremmo essere più tutti più buoni verso il prossimo, salvo che il prossimo non siano degli stranieri (vedi iniziativa White Christmas di un comune del profondo Nord, apprezzata dal nostro ministro degli interni), o degli animali che, a Natale, la fanno da padrone sulle tavole imbandite. Sì ma perché paragonare degli uomini agli animali, si sa che gli animali non hanno l’anima, no?

In questi giorni dei colleghi mi hanno chiesto di esprimere le mie opinioni, sul nostro Forum, sulla possibilità che anche gli animali abbiano l’anima. Approfitto di questa festività “religiosa” per rendere pubbliche queste mie riflessioni.

Da secoli gli animali vengono torturati, uccisi, mangiati, dall’uomo, con l’appoggio spesso di religioni che non li considerano degni di interesse perché non vengono contemplati nel loro libro delle rivelazioni (per un approfondimento leggi qui), o, meglio, vengono considerati come senza anima e conseguentemente non degni di interesse.

Discutere su questo argomento è come discettare sul sesso degli angeli. È solo questione di fede e si sa che nella fede la logica non è certo la benvenuta.

Le tre religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo, islam) asseriscono che gli animali non hanno l’anima, in quanto il libro “rivelazione” che hanno in comune dice che solo l’uomo è stato fatto a immagine e somiglianza di Dio.

Ci sono delle religioni che asseriscono che tutte le creature viventi hanno un’anima e alcune addirittura, i cui seguaci vanno in giro con una scopetta per pulire davanti ai piedi per non rischiare di uccidere insetti che considerano con l’anima; ci sono altre religioni che dicono che solo alcuni animali hanno l’anima, ed altre ancora che dicono che tutti gli esseri viventi l’hanno; ed infine ci sono le religioni animiste che dicono che ogni cosa ha un’anima. Quindi come si può capire è solo un problema dell’educazione (=lavaggio del cervello) che abbiamo ricevuto dai nostri genitori e a causa della quale ci troviamo ognuno su una sponda religiosa fin da quando non abbiamo la minima coscienza di ciò che è reale o meno (in fondo sono estremamente pochi quelli che da adulti cambiano religione).

Quindi alla fine, tutte queste riflessioni dovrebbero trasformarsi in una scelta di quale religione sia quella vera, naturalmente senza speranza che si giunga ad una conclusione condivisa da tutti. In fondo accordare due religioni diverse è più che un’utopia…

Io voglio dare solo alcuni spunti di riflessione, inizialmente, sulle tre religioni monoteiste, le quali credono, come detto sopra, grazie al loro comune libro rivelato, che solo l’uomo ha l’anima, in quanto è stato fatto a immagine e somiglianza di Dio.

Quest’ultima affermazione può essere concepita in due maniere. La prima, letteralmente: siamo simili fisicamente a quell’entità che ci ha creato; la seconda, un po’ più metaforicamente, abbiamo simili qualità.

Analizziamo la prima delle due interpretazioni, ovvero, che l’uomo è fatto “fisicamente” come Dio.

Penso che ormai nessuno di noi sia così presuntuoso da pensare che Dio (per chi ci crede) abbia creato un universo così grande solo per gli abitanti della Terra, no?

Nella nostra galassia ci sono 200 miliardi di stelle, facendo una stima molto pessimista, supponiamo che una stella su un miliardo abbia un pianeta simile al nostro che abbia potuto sviluppare la vita. Si tratterebbe di 200 pianeti nella nostra galassia simili al nostro. Nell’universo si stima che ci siano 100 miliardi di galassie, se facciamo una stima come sopra pessimista, dovrebbero esistere all’incirca (200 x 100 miliardi) 20.000 miliardi di pianeti come il nostro. Mi voglio allargare, riduco questa somma a 1 miliardo. E quindi si dovrebbe ipotizzare che in ognuno di questi pianeti c’è, o c’è stata, una specie homo sapiens. Questa ipotesi, per chi conosce un po’ la storia della Terra, dovrebbe essere un po’ troppo azzardata se si pensa che ci sono state diverse estinzioni di massa dovute a svariate cause che alla fine hanno fatto prevalere i mammiferi e poi l’homo sapiens.

Un esempio su tutti: l’estinzione dei dinosauri è stato dovuto al caso fortuito del meteorite gigante caduto in Messico. Se non fosse caduto questo meteorite probabilmente ora qui a discutere dell’anima forse ci sarebbero i dinosauri. Quindi è del tutto evidente che siamo figli del caso. Che una specie come l’uomo si sia sviluppata allo stesso modo in tutti gli altri 999.999.999 pianeti mi sembra francamente un po’ troppo azzardata come ipotesi, non pensate?

E quindi, conseguentemente, se solo gli uomini sono somiglianti a Dio, tutti gli abitanti degli altri 999.999.999 pianeti non avrebbero l’anima. E credere che un universo così immenso sia stato creato per la salvezza di solo noi uomini terrestri è francamente un po’ troppo presuntuoso, no?

Questa appena analizzata è la prima ipotesi di interpretazione di “a immagine e somiglianza di dio” e in genere è adottata dai cristiani fondamentalisti, in pratica, quelli americani (che vorrebbero insegnare nelle scuole le dottrine creazioniste invece dell’Evoluzionismo).

Ora andiamo ad esaminare la seconda interpretazione che invece è quella che al giorno d’oggi è un po’ più moderna e appartiene alla Chiesa cattolica.

A immagine di Dio, per la Chiesa cattolica significa: “che è capace di conoscere e di amare, nella libertà, il proprio creatore” (Compendio Catechismo Cattolico, n.66); nello stesso Catechismo si legge inoltre che l’uomo è l’unica creatura sulla Terra chiamato a condividere tutto questo con Dio, ed è l’unico ad avere la dignità di persona. Al n.70 poi precisa che “l’anima spirituale non viene dai genitori ma è creata direttamente da Dio, ed è immortale.” Quindi è chiaro che i cattolici credono che solo gli uomini hanno l’anima, ma oltre a ciò, precisano che per essere a sua immagine e quindi avere l’anima, bisogna essere capaci di conoscere e di amare nella libertà.

Partendo da queste asserzioni, siamo sicuri che tutta la categoria degli uomini sia ad immagine e somiglianza di Dio? Addirittura la dottrina cattolica afferma che l’anima viene creata con la fecondazione dell’ovulo. E già qui abbiamo delle incongruenze. Come possono una o più cellule avere la capacità di conoscere e amare? E quindi come possono essere a immagine di Dio e conseguentemente possedere l’anima?

Concediamo, pure, per amor di discussione che tali ovuli siano degli uomini potenziali, in quanto un giorno si trasformeranno in uomini capaci di conoscere e amare (per inciso, è risaputo che almeno il 70% degli ovuli fecondati, non riesce ad annidarsi nell’utero e viene abortito naturalmente dal corpo, se così è si può immaginare quante anime di mai nati siano salite in cielo…). Dico concediamo, in quanto il Catechismo non ne parla di questa potenzialità, ma parla solo di capacità di conoscere e amare.

Diversi anni fa, in Sicilia, ci fu un caso di un neonato venuto al mondo senza cervello e si discusse molto se tenerlo in vita o no. Quello che a noi interessa, in questo caso, è: questo bambino aveva o no l’anima, visto che non era capace di conoscere o amare, neanche potenzialmente? E, come lui, tutti i bambini che nascono cerebrolesi e senza possibilità di recuperare la “razionalità”, hanno o no l’anima? E quelli che cerebrolesi lo diventano a causa di un incidente, magari da adulti, continuano a possedere l’anima oppure, nel momento dell’incidente, l’anima ha abbandonato il corpo, visto che ormai non è più a immagine e somiglianza di dio? E i numerosi handicappati che, pur possedendo le capacità biologiche essenziali (mangiare, bere, dormire, ecc.), non sono coscienti razionalmente di cosa significhi conoscere e amare, né tantomeno sono coscienti di cosa sia quell’entità superiore a cui devono indirizzare il loro amore, possiedono l’anima? Be’ se si risponde affermativamente allora significa che anche molti animali la possiedono, visto che ormai è provato che almeno diverse specie di scimmie hanno coscienza di sé, e l’hanno molto più di molti uomini handicappati.

Allora, bisogna decidersi.

Se solo la specie homo sapiens sapiens può possedere l’anima, allora tutti gli abitanti razionali degli innumerevoli pianeti dell’universo ne sono privi, oltre al fatto che si va contro ogni logica, visto che la premessa della dottrina cattolica è che bisogna conoscere e amare Dio e che non tutti gli uomini sono in grado di farlo.

Se solo gli esseri coscienti possono possederla allora dobbiamo escludere una parte degli umani che non sono capaci di intendere e di volere e includere una parte degli animali.

A voi la scelta.

Per una completezza di conoscenza, è necessario chiarire anche come la pensano le altre due religioni monoteiste. Gli ebrei pensano che l’anima si unisca al corpo dopo il 40° giorno, i musulmani dopo il 4° mese, quindi in ogni caso il risultato del ragionamento non cambia molto, anche se almeno non devono giustificare l’eventuale possesso dell’anima di cellule o di neonati che non sopravviveranno.

Ora per completare la rassegna delle religioni, prendiamo in considerazione quelle che affermano che anche gli animali hanno l’anima.

La prima domanda da fare è: tutti gli animali hanno l’anima? Anche gli insetti e tutta la vita animata o solo i mammiferi, i rettili, ecc.? E se così fosse dove sarebbe il limite oltre il quale l’essere animato ne sarebbe privo? Le amebe, i batteri, i virus? E poi ci sono dei microorganismi che sono al limite tra il regno animale e il vegetale, dove potrebbe essere il limite? I funghi non appartengono né al regno vegetale né al regno animale: hanno anche loro l’anima?

Anche su questo lascio a voi la scelta.

Probabilmente a questo punto i più coerenti e logici sono gli animisti, almeno quelli che si limitano a dare un’anima a qualunque essere vivente, magari solo quelli provvisti di DNA, anche perché la vedrei dura capire se, nel caso una montagna avesse l’anima, i suoi sassi ne hanno una propria oppure la condividono.

Come avete potuto leggere, non è così automatico, né tantomeno logico, concepire che solo gli uomini hanno l’anima, e allora, forse un trattamento un po’ più “umano” verso quelle creature che credevate senz’anima, potrebbe salvarvi dalla dannazione eterna, se credete in un dio giusto.

Per quanto riguarda me, non credo in un’anima immortale. Penso che la nostra anima, il soffio vitale, sia la razionalità, il libero arbitrio, e che tali capacità risiedano nel nostro cervello. Nel momento in cui il cervello non funzionasse più allora saremmo ormai morti nonostante le funzioni vitali continuassero a funzionare.

 

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Ora di religione in Italia

Come preannunciato ecco alcune informazioni sull’ora di religione.

Quest’ora costa ai cittadini contribuenti italiani circa un miliardo di euro. E ciò per avere un’ora d’insegnamento di una materia facoltativa, e per di più su una religione, o, quando va bene, su più religioni, ma insegnata da un insegnante cattolico.

Il bello è che nonostante gli insegnanti siano pagati dallo Stato, sono nominati dalla Curia Vescovile di appartenenza della scuola. Naturalmente tale nomina è discrezionale, e senza alcun tipo di concorso e può sempre essere revocata, ad esempio se l’insegnante dovesse divorziare e risposarsi, e quindi nonostante tale insegnante si avvalesse di una legge vigente nello Stato italiano. Ma, visto che per legge li devono scegliere i vescovi, se li scelgono come più aggrada loro.

Tali insegnanti, nonostante insegnino una materia facoltativa, non sono precari ma di ruolo. Sì, molto più fortunati delle migliaia di insegnanti precari che ogni mattina non sanno se potranno lavorare o no. Ma il bello di questo essere di ruolo, è che se vengono licenziati (dal vescovo) lo Stato se li deve accollare per tutta la vita. E non finisce qui, perché tali insegnanti, a parità di ore, guadagnano più degli insegnanti “normali” di ruolo.

Come potrebbe essere una situazione normale e ideale in uno Stato laico?
1a ipotesi: un’ora facoltativa, all’inizio o alla fine della mattinata, così che chi non dovesse scegliere questo insegnamento facoltativo, possa andarsene a casa prima o venire a scuola più tardi. Tale ipotesi è sempre stata osteggiata dai vescovi, che si rendono conto che così ci sarebbero molti studenti in meno che farebbero questa scelta. In questa ipotesi però non si dovrebbero far ottenere crediti, visto che i membri di altre religioni non potrebbero scegliere la propria.
2a ipotesi: Un’ora facoltativa che, nel caso di non scelta, venga sostituita da un insegnamento alternativo. Quello che dovrebbe succedere teoricamente ora, ma che non avviene molto spesso, lasciando gli studenti, che non hanno fatto la scelta, a studiare in altre classi. Cosa che tra l’altro è un po’ discutibile, visto che sono le ore alternative dovrebbero trasferirsi in altre classi. Ma questa ipotesi in ogni caso lascerebbe discriminate le altre religioni, specialmente, se da questa ora si possono ricevere crediti (vedi post precedente e sentenza TAR).
3a ipotesi: Un’ora facoltativa della (propria) religione o di quella che si sceglie, con la possibilità per chi non crede, di avere come insegnamento un’ora di Etica. Naturalmente gli insegnanti non possono essere solo cattolici e tanto meno nominati dalla Curia. Questa ipotesi, forse la più ragionevole, in Italia non è stata nemmeno presa in considerazione (pressioni della Chiesa? A pensar male a volte ci si azzecca…)
4a ipotesi: l’abolizione dell’ora di religione con la sostituzione della materia di educazione civica. In fondo la religione ognuno se la studia presso il proprio “tempio” con il catechismo (o ancora meglio sarebbe che ognuno la religione se la scegliesse autonomamente da adulto). Questa 4a ipotesi è troppo forte per i nostri politici (quasi tutti) e l’appoggiano solo alcuni… cattolici convinti, tipo Messori, oppure il Card. Martini, il quale, in mancanza di uno studio più approfondito preferirebbe questa soluzione.

Per quanto mi riguarda io appoggerei le ultime due soluzioni, con preferenza per l’ultima.

Per la cronaca, il nostro laicissimo Stato ha presentato un decreto legge, tanto per cambiare, con il quale mette nero su bianco il valore dell’ora di religione per acquisire i crediti. Con buona pace dei diversamente credenti o dei non credenti affatto.
 


Letture consigliate

La Questua - Curzio Maltese, Feltrinelli

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Ora di religione e TAR

Ieri una sentenza del TAR Lazio è tornata a galla (la sentenza datava 18.07.2009) facendo molto scalpore tra i vari media e, conseguentemente in tutti gli ambienti.

La sentenza ha annullato le Ordinanze ministeriali emanate dall’allora Ministro P.I. Fioroni per gli esami di Stato del 2007 e 2008 che prevedevano la valutazione della frequenza dell’insegnamento della religione cattolica ai fini della determinazione del credito scolastico, e la partecipazione “a pieno titolo” agli scrutini da parte degli insegnanti di religione.

Cosa sta a significare?

Il Ministro (dell’allora governo Prodi) aveva emesso queste ordinanze per far sì che i crediti acquisiti durante l’ora di religione valessero per gli esami finali e che gli insegnanti di religione potessero partecipare agli scrutini. Quindi ora, praticamente, gli insegnanti di religione non possono partecipare agli scrutini e l’aver partecipato all’ora di religione non farà guadagnare crediti (uno, mi sembra sia) agli studenti.
Mons. Diego Coletti, presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, ha dichiarato che si tratta di una decisione che danneggia la laicità ed è sintomo del "più bieco illuminismo che vuole la cancellazione di tutte le identità". Ha inoltre definito la sentenza particolarmente pretestuosa e ha riaffermato che l’insegnamento della religione cattolica è parte integrante della conoscenza della cultura italiana, e in questo senso va inteso nel sistema scolastico italiano, non come percorso confessionale individuale. “Non si tratta di un insegnamento che va a sostenere scelte religiose individuali: ma di una componente importante di conoscenza della cultura di questo Paese, con buona pace degli irriducibili laicisti e purtroppo dobbiamo dire con buona pace anche dei nostri fratelli nella fede di altre confessioni cristiane". "Non conosco i giudici del Tar del Lazio, anche se questo tribunale amministrativo ha una sua lunga storia che molti conoscono. Caso mai ci sarà da chiedersi come mai la competenza su una questione così delicata venga data a un tribunale amministrativo regionale".

Chissà chi doveva avere questa competenza, forse la Sacra Rota? E dire che la giurisprudenza non è che accetti qualunque sentenza di qualunque giudice: basti ricordare la sentenza famosa del crocifisso all’Aquila (che lo faceva togliere dalla classe) che fu annullata in quanto il giudice ordinario non poteva decidere su una questione del genere.

Ora, dopo aver letto le opinioni della parte interessata, guardiamo da vicino le motivazioni della sentenza che viene ritenuta pretestuosa dal monsignore.
Il TAR afferma che “l’attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato Italiano non assicura identicamente la possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni ovvero per chi dichiara di non professare alcuna religione in Etica Morale Pubblica”.

In pratica, gli studenti ebrei, quelli musulmani o quelli di qualunque altra religione (ed anche quelli atei, eh sì, possono esisterne anche tra gli studenti…), non potrebbero acquisire quel credito, in quanto non potrebbero essere liberi di frequentare l’ora della propria religione, visto che attualmente quella insegnata, generalmente, è la religione cattolica (non parliamo poi dell’ora di Etica Morale Pubblica eventualmente riservata agli atei).

Il TAR aggiunge anche che “sul piano giuridico, un insegnamento di carattere etico e religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non può assolutamente essere oggetto di una valutazione sul piano del profitto scolastico”.

Ovvero, un insegnamento religioso, che attiene alla sfera privata individuale, non può essere oggetto di valutazione finale dello studente.

Ancora, “In una società democratica certamente può essere considerata una violazione del principio del pluralismo il collegamento dell’insegnamento della religione con consistenti vantaggi sul piano del profitto scolastico e quindi con un’implicita promessa di vantaggi didattici, professionali ed in definitiva materiali”.

Ovvero, come da spirito della legge, la scelta dell’ora di religione deve essere assolutamente libera e non dettata da eventuali previsioni di profitti.

Precisa inoltre che “lo Stato, dopo aver sancito il postulato costituzionale dell’assoluta, inviolabile libertà di coscienza nelle questioni religiose, di professione e di pratica di qualsiasi culto “noto”, non può conferire ad una determinata confessione una posizione “dominante” – e quindi una indiscriminata tutela ed un’evidentissima netta poziorità [= preferenza – ndA] – violando il pluralismo ideologico e religioso che caratterizza indefettibilmente ogni ordinamento democratico moderno”.

Ovvero, la Costituzione già lo sancisce esplicitamente. Lo Stato non fa preferenze per alcuna religione. Cosa che avverrebbe mettendo la religione (cattolica) nella posizione di poter fare la differenza tra uno studente cattolico (o che frequenta l’ora di religione) ed uno ateo (o di altra religione) che non può frequentare l’ora che più gli aggrada. Infatti nel caso avessero lo stesso numero di crediti di ore “normali”, il credito di religione farebbe sopravanzare il cattolico.

Infine “qualsiasi religione- per sua natura – non è né un’attività culturale, né artistica, né ludica, né un’attività sportiva né un’attività lavorativa, ma attiene all’essere più profondo della spiritualità dell’uomo ed a tale stregua va considerata a tutti gli effetti”.

Un colpo al sentire religioso dei cittadini? Così lo sentono le gerarchie vaticane e molti parlamentari proni a queste: non meritano neanche di essere citati, sono sempre i soliti. Ma forse è un colpo all’egemonia della relgione cattolica che in uno stato laico dovrebbe essere pari alle altre ma di fatto non lo è, come si evince da questa sentenza e da moltissime altre situazioni. Ed infatti, pensate che il ricorso lo abbiano fatto una massa di atei laicisti?

Sì, certamente anche diverse associazioni laiche, ma tra i ricorrenti c’erano anche la Chiesa Evangelica Luterana in Italia, l’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, l’UCEI – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, la Federazione delle Chiese Pentecostali, l’Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° Giorno, l’Alleanza Evangelica Italiana, la Tavola Valdese, il Comitato Insegnanti Evangelici Italiani (CIEI) e la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia.

Capisco che per i cattolici queste religioni non sono nel giusto in quanto non professano la religione vera, ma la nostra Costituzione non fa differenze tra le diverse religioni, neanche nel numero dei credenti, e quindi mi pare chiaro che tutte le proteste delle gerarchie vaticane nascano da una perdita di predominanza nella società. Basta rileggere la dichiarazione del monsignore, adesso, dopo aver letto le motivazioni del TAR: una decisione che danneggia la laicità ed è sintomo del "più bieco illuminismo che vuole la cancellazione di tutte le identità".

Ben vengano queste decisioni, anche per i cattolici, quando diventeranno una minoranza e le invocheranno in nome della libertà di religione.

Nel prossimo post parleremo dell’ora di religione e di come funziona.

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