Misteri della fede…

A settembre è stato approvato il progetto di legge contro l'omofobia dalla Camera dei Deputati. Una discussione molto accesa in cui i massimi oppositori sono stati, e sono, i rappresentanti del mondo cattolico. Questi portano, a sostegno della loro contrarietà, la libertà di pensiero che questa nuova legge (una modifica della legge Mancino) potrebbe mettere in pericolo. Tutti questi cattolici vorrebbero essere liberi di continuare ad affermare che gli omosessuali sono deviati sessualmente, hanno un disordine interno e vanno contro le leggi della natura, senza rischiare di essere denunziati per omofobia.

Ciò che viene subito da notare, e ciò rende veramente felici, è che sono proprio i cattolici che si fanno paladini della libertà di opinione. E il bello è che i più battaglieri nel difendere questa presunta libertà d'opinione sono quelli che fanno parte degli ambienti più conservatori del cattolicesimo.

Infatti, alla faccia del relativismo che, come più volte affermato da vari papi, aborriscono, sono pronti a cavalcare (alla buon ora!) una delle conquiste più importanti della laicità e della democrazia proveniente dalla Rivoluzione Francese, anche se a suo tempo andava contro il diritto naturale (che in ogni epoca ai cattolici piace cavalcare, per poi sorpassare non appena cambiano i tempi). Basti leggere quel che scriveva Pio VI al tempo della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino [Qui la lettera completa]

Con questo post voglio un po' rinfrescare la memoria di questi novelli paladini della libertà di opinione, dando dei riferimenti certi a chi un giorno volesse citare quanto asserito dai vicari di Cristo in Terra.

Qui di seguito potete leggere alcune opinioni ufficiali di diversi papi sulla libertà di parola, stampa, opinione o coscienza (le evidenziature sono mie, per sottolineare le parti più importanti. In ogni per maggior chiarezza potete leggere la citazione completa), estratte da lettere, encicliche o discorsi.

Cominciamo in ordine cronologico, magari non andando tanto in là con il tempo, altrimenti verremmo tacciati di rivangare dei (piccoli) episodi inconsistenti della storia della Chiesa (Crociate, Inquisizione, ecc. ecc.), anche se si ribadisce sempre che la Chiesa è portatrice di valori assoluti che rimangono invariati nonostante il passare del tempo…

CLEMENTE XIII (1758-1769)
Christianae reipublicae - 25 novembre 1766
Lettera ai vescovi

Si deve lottare accanitamente, come richiede la circostanza stessa, con tutte le forze, al fine di estirpare la mortifera peste dei libri; non potrà infatti essere eliminata la materia dell’errore fino a quando gli elementi facinorosi di pravità non periscano bruciati.”

“(…) si avvisi il popolo in modo che non si lasci trascinare dai nomi splendidi di certi autori, perché non sia abbindolato dalla cattiveria e dall’astuzia degli uomini verso l’inganno dell’errore; in una parola, detesti i libri nei quali si trovi qualcosa che offenda il lettore, o contrasti con la Fede, la Religione, i buoni costumi e non rispecchi l’onestà cristiana.”

Nella seguente il papa ribadisce quanto detto dal predecessore, se qualcuno avesse frainteso.

PIO VII (1800-1823)
Diu satis – 15 maggio 1800
Lettera ai vescovi

“Questo argomento trattò largamente e a fondo con voi il Nostro Predecessore Clemente XIII di felice memoria in una sua Lettera direttavi il 25 Novembre 1766."E non parliamo soltanto di strappare dalle mani degli uomini, di distruggere completamente bruciandoli quei libri nei quali si dà contro la dottrina di Cristo apertamente; ma anche e soprattutto bisogna impedire che arrivino alle menti e agli occhi di tutti quei libri che operano più nascostamente e più insidiosamente. Per riconoscerli "non c’è bisogno", dice Cipriano (Dell’unità della Chiesa), "di un lungo trattato e di argomentazioni; in breve, vi è una facile prova di verità: Dio dice a Pietro: Pascola le mie pecore". Dunque le pecore di Cristo debbono ritenere salutare per loro quel pascolo nel quale le ha poste la voce autorevole di Pietro, a esso debbono dedicarsi e con esso nutrirsi: e stimare assolutamente peccaminose ed esiziali le cose dalle quali tale voce li richiami e li distolga; e non debbono lasciarsi attrarre da alcuna apparenza né travolgere da alcuna seduzione.”

In pratica devono ascoltare i loro pastori: i preti.

GREGORIO XVI (1831-1846)
Mirari vos – 15 agosto 1832
Enciclica

“(…)l’esperienza di tutti i secoli, fin dalla più remota antichità, dimostra luminosamente che città fiorentissime per opulenza, potere e gloria per questo solo disordine, cioè per una eccessiva libertà di opinioni, per la licenza delle conventicole, per la smania di novità andarono infelicemente in rovina.

A questo fine è diretta quella pessima, né mai abbastanza esecrata ed aborrita "libertà della stampa" nel divulgare scritti di qualunque genere; libertà che taluni osano invocare e promuovere con tanto clamore. Inorridiamo, Venerabili Fratelli, nell’osservare quale stravaganza di dottrine ci opprime o, piuttosto, quale portentosa mostruosità di errori si spargono e disseminano per ogni dove con quella sterminata moltitudine di libri, di opuscoli e di scritti, piccoli certamente di mole, ma grandissimi per malizia, dai quali vediamo con le lacrime agli occhi uscire la maledizione ad inondare tutta la faccia della terra. Eppure (ahi, doloroso riflesso!) vi sono taluni che giungono alla sfrontatezza di asserire con insultante protervia che questo inondamento di errori è più che abbondantemente compensato da qualche opera che in mezzo a tanta tempesta di pravità si mette in luce per difesa della Religione e della verità. Nefanda cosa è certamente, e da ogni legge riprovata, compiere a bella posta un male certo e più grave, perché vi è lusinga di poterne trarre qualche bene. Ma potrà mai dirsi da chi sia sano di mente che si debba liberamente ed in pubblico spargere, vendere, trasportare, anzi tracannare ancora il veleno, perché esiste un certo rimedio, usando il quale avviene che qualcuno scampa alla morte?”

Ma assai ben diverso fu il sistema adoperato dalla Chiesa per sterminare la peste dei libri cattivi fin dall’età degli Apostoli, i quali, come leggiamo, hanno consegnato alle fiamme pubblicamente grande quantità di tali libri (At 19,19). Basti leggere le disposizioni date a tale proposito nel Concilio Lateranense V, e la Costituzione che pubblicò Leone X di felice memoria, Nostro Predecessore, appunto perché "quella stampa che fu salutarmente scoperta per l’aumento della Fede e per la propagazione delle buone arti, non venisse rivolta a fini contrari e recasse danno e pregiudizio alla salute dei fedeli di Cristo" [Act. Conc. Lateran. V, sess. 10]. Ciò stette parimenti a cuore dei Padri Tridentini al punto che per applicare opportuno rimedio ad un inconveniente così dannoso, emisero quell’utilissimo decreto sulla formazione dell’Indice dei libri nei quali fossero contenute malsane dottrine [CONC. TRID., sess. 18 e 25]. Clemente XIII, Nostro Predecessore di felice memoria, nella sua enciclica sulla proscrizione dei libri nocivi afferma che “si deve lottare accanitamente, come richiede la circostanza stessa, con tutte le forze, al fine di estirpare la mortifera peste dei libri; non potrà infatti essere eliminata la materia dell’errore fino a quando gli elementi impuri di pravità non periscano bruciati” [Christianae reipublicae, 25 novembre 1766]”

Il papa che segue è l'"inventore" del dogma della sua infallibilità (tra l'altro, se fosse stato in grado di usare un po' di logica, forse qualche dubbio gli sarebbe venuto in mente; ad esempio: ma nel momento in cui decido che il papa è infallibile, non sono ancora infallibile e quindi potrei sbagliarmi nel proclamare la mia infallibilità, ergo decadrebbe tale dogma). Nell'enciclica Quanta Cura, allega il famoso Sillabo dei principali errori dell’età nostra, che sono notati nelle allocuzioni concistoriali, nelle encicliche e in altre lettere apostoliche di Papa Pio IX. Sillabo significa Raccolta. In pratica si tratta di una raccolta di tutti le idee erronee, così giudicate dal papa, nei suoi discorsi o scritti.

PIO IX (1846-1878)
Quanta cura – Syllabus – 8 dicembre 1864 Lettera enciclica

LXXIX – È assolutamente falso che la libertà civile di qualsivoglia culto, e similmente l’ampia facoltà a tutti concessa di manifestare qualunque opinione e qualsiasi pensiero palesemente ed in pubblico, conduca a corrompere più facilmente i costumi e gli animi dei popoli, e a diffondere la peste dell’indifferentismo.

Per aiutare la comprensione: chi asserisce un'affermazione come quella appena citata è in errore.

In positivo:

È male la libertà civile di qualsivoglia culto, e similmente l’ampia facoltà a tutti concessa di manifestare qualunque opinione e qualsiasi pensiero palesemente ed in pubblico, conduce a corrompere più facilmente i costumi e gli animi dei popoli, e a diffondere la peste dell’indifferentismo.

LEONE XIII (1878-1903)
Immortale Dei – 1 novembre 1885
Enciclica

Allo stesso modo una libertà di pensiero e di espressione che sia totalmente esente da vincoli in assoluto non è un bene di cui la società umana abbia ragione di rallegrarsi: è al contrario fonte e origine di molti mali. La libertà, come virtù che perfeziona l’uomo, deve applicarsi al vero e al bene; la natura del vero e del bene non può mutare ad arbitrio dell’uomo, ma rimane sempre la stessa, e non è meno immutabile dell’intima natura delle cose. Se la mente accoglie false opinioni, se la volontà sceglie il male e vi si dedica, l’una e l’altra, lungi dall’operare per il proprio perfezionamento, perdono la loro naturale dignità e si corrompono. Ciò che è contrario alla virtù e alla verità, dunque, non deve essere posto in evidenza ed esibito: molto meno, difeso e tutelato dalle leggi. La sola vita virtuosa apre la via verso il cielo, cui tutti tendiamo: per questo lo Stato si discosta da una norma e da una legge di natura, se consente che una sfrenata e perversa libertà di pensiero e d’azione giunga a distogliere impunemente dalla verità le menti e dalla virtù gli spiriti.

Ricapitolando: La libertà di pensiero è fonte di molti mali. La libertà deve applicarsi al vero e al bene, e la natura di quest'ultimi non può cambiare secondo il volere dell'uomo e rimane sempre la stessa. Ciò che è contrario alla virtù e alla verità non deve essere difeso e tutelato dalle leggi. Quindi se uno Stato consente una “perversa” libertà di pensiero si allontana da una norma e una legge di natura.
Naturalmente cos'è bene e male lo decide il nostro Leone e quindi è lui che decide ciò che si è liberi di pensare.

Libertas – 20 giugno 1888
Enciclica

“Ora si consideri un poco la libertà di parola e ciò che piace esprimere per mezzo della stampa. È appena il caso di dire che questa libertà non può essere un diritto se non è temperata dalla moderazione ed esorbita oltre la misura. Infatti il diritto è una facoltà morale: come dicemmo e come dovremo più spesso ridire, è assurdo pensare che essa sia concessa dalla natura in modo promiscuo e accomunata alla verità e alla menzogna, alla onestà e alla turpitudine. La verità e l’onestà hanno il diritto di essere propagate nello Stato con saggezza e libertà, in modo che diventino retaggio comune; le false opinioni, di cui non esiste peggior peste per la mente, nonché i vizi che corrompono l’animo e i costumi, devono essere giustamente e severamente repressi dall’autorità pubblica, perché non si diffondano a danno della società. Gli abusi dell’ingegno sregolato, che si risolvono in oppressione delle moltitudini ignoranti, devono essere repressi dall’autorità delle leggi non meno che le offese recate con la forza ai più deboli. Tanto più che una gran parte di cittadini non può affatto – o talvolta lo può con estrema difficoltà – guardarsi dai sofismi e dagli artifici dialettici, soprattutto se blandiscono le passioni. Concessa a chiunque illimitata libertà di parola e di stampa, nulla rimarrà d’intatto e d’inviolato; non saranno neppure risparmiati quei supremi e veritieri principi di natura che sono da considerare come un comune e nobilissimo patrimonio del genere umano. Così oscurata a poco a poco la verità dalla tenebre, come spesso accade, facilmente prenderà il sopravvento il regno dell’errore dannoso e proteiforme. Perciò quanto più la licenza avrà spazio, tanto maggiore danno avrà la libertà; tanto più sarà ampia e sicura la libertà, quanto più efficaci i freni alla licenza. Invero, ove natura non si opponga, è concesso, su questioni opinabili permesse da Dio alla discussione degli uomini, esprimere liberamente ciò che piace e ciò che si sente; infatti una tale libertà non conduce mai gli uomini a conculcare la verità, ma semmai ad indagarla e a rivelarla.”

Infine un parere non di un papa, ma non meno importante, in quanto prefazione, del cardinale Merry del Val, all'ultima edizione (del 1930! Sic!) dell'Indice dei Libri Proibiti.

“Dal Concilio di Nicea che proibì il libro Thalia di Ario (…) alla lettera testé emanata dalla Suprema Sacra Congregazione del Sant’Uffizio contro la letteratura sensuale e sensuale-mistica, non è possibile anche solo elencare tutto quello che la Santa sede ha compiuto contro le pubblicazioni offensive della verità (…) E non poteva la Santa Sede diportarsi diversamente, ché costituita da Dio maestra infallibile e guida sicura dei fedeli (…) ha il dovere e conseguentemente il sacrosanto diritto di impedire che l’errore e la corruzione, sotto qualsivoglia forma mascherati, entrino a contaminare il gregge di Gesù Cristo” e che le pecore, cioè i fedeli, “accostino le labbra ai facili calici del veleno”. Si riafferma il diritto della Chiesa di decidere in quanto “maestra infallibile e guida sicura” cosa le pecore devono brucare e dove, senza domandarsi il perché…

[Da Il cattolicesimo reale, W. Peruzzi, 2008]

In pratica i fedeli, per il loro bene, devono leggere solo quello che i “pastori” indicano.

Ecco, dopo quanto avete letto, si dovrebbe pensare che si sta rivoltando il mondo. I seguaci di queste “santità” che a volte sono credute anche infallibili, si fanno avanti per difendere un diritto che hanno disprezzato fino a ieri, quando erano gli altri a chiedere di esser liberi di considerarli come deviati mentalmente, in quanto difensori di pratiche contronatura come la castità.

Questi signori non hanno mai criticato la legge Mancino, finché ha difeso anche le religioni. Nessuno di loro si è mai sognato di lamentarsi che la Legge Mancino impediva la libertà di pensiero di coloro che volevano criticare la religione, ma ora, se essa dà qualche diritto in più a degli “esseri deviati” limita la libertà di pensiero.

Misteri della fede…

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Ora di religione in Italia

Come preannunciato ecco alcune informazioni sull’ora di religione.

Quest’ora costa ai cittadini contribuenti italiani circa un miliardo di euro. E ciò per avere un’ora d’insegnamento di una materia facoltativa, e per di più su una religione, o, quando va bene, su più religioni, ma insegnata da un insegnante cattolico.

Il bello è che nonostante gli insegnanti siano pagati dallo Stato, sono nominati dalla Curia Vescovile di appartenenza della scuola. Naturalmente tale nomina è discrezionale, e senza alcun tipo di concorso e può sempre essere revocata, ad esempio se l’insegnante dovesse divorziare e risposarsi, e quindi nonostante tale insegnante si avvalesse di una legge vigente nello Stato italiano. Ma, visto che per legge li devono scegliere i vescovi, se li scelgono come più aggrada loro.

Tali insegnanti, nonostante insegnino una materia facoltativa, non sono precari ma di ruolo. Sì, molto più fortunati delle migliaia di insegnanti precari che ogni mattina non sanno se potranno lavorare o no. Ma il bello di questo essere di ruolo, è che se vengono licenziati (dal vescovo) lo Stato se li deve accollare per tutta la vita. E non finisce qui, perché tali insegnanti, a parità di ore, guadagnano più degli insegnanti “normali” di ruolo.

Come potrebbe essere una situazione normale e ideale in uno Stato laico?
1a ipotesi: un’ora facoltativa, all’inizio o alla fine della mattinata, così che chi non dovesse scegliere questo insegnamento facoltativo, possa andarsene a casa prima o venire a scuola più tardi. Tale ipotesi è sempre stata osteggiata dai vescovi, che si rendono conto che così ci sarebbero molti studenti in meno che farebbero questa scelta. In questa ipotesi però non si dovrebbero far ottenere crediti, visto che i membri di altre religioni non potrebbero scegliere la propria.
2a ipotesi: Un’ora facoltativa che, nel caso di non scelta, venga sostituita da un insegnamento alternativo. Quello che dovrebbe succedere teoricamente ora, ma che non avviene molto spesso, lasciando gli studenti, che non hanno fatto la scelta, a studiare in altre classi. Cosa che tra l’altro è un po’ discutibile, visto che sono le ore alternative dovrebbero trasferirsi in altre classi. Ma questa ipotesi in ogni caso lascerebbe discriminate le altre religioni, specialmente, se da questa ora si possono ricevere crediti (vedi post precedente e sentenza TAR).
3a ipotesi: Un’ora facoltativa della (propria) religione o di quella che si sceglie, con la possibilità per chi non crede, di avere come insegnamento un’ora di Etica. Naturalmente gli insegnanti non possono essere solo cattolici e tanto meno nominati dalla Curia. Questa ipotesi, forse la più ragionevole, in Italia non è stata nemmeno presa in considerazione (pressioni della Chiesa? A pensar male a volte ci si azzecca…)
4a ipotesi: l’abolizione dell’ora di religione con la sostituzione della materia di educazione civica. In fondo la religione ognuno se la studia presso il proprio “tempio” con il catechismo (o ancora meglio sarebbe che ognuno la religione se la scegliesse autonomamente da adulto). Questa 4a ipotesi è troppo forte per i nostri politici (quasi tutti) e l’appoggiano solo alcuni… cattolici convinti, tipo Messori, oppure il Card. Martini, il quale, in mancanza di uno studio più approfondito preferirebbe questa soluzione.

Per quanto mi riguarda io appoggerei le ultime due soluzioni, con preferenza per l’ultima.

Per la cronaca, il nostro laicissimo Stato ha presentato un decreto legge, tanto per cambiare, con il quale mette nero su bianco il valore dell’ora di religione per acquisire i crediti. Con buona pace dei diversamente credenti o dei non credenti affatto.
 


Letture consigliate

La Questua - Curzio Maltese, Feltrinelli

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Ora di religione e TAR

Ieri una sentenza del TAR Lazio è tornata a galla (la sentenza datava 18.07.2009) facendo molto scalpore tra i vari media e, conseguentemente in tutti gli ambienti.

La sentenza ha annullato le Ordinanze ministeriali emanate dall’allora Ministro P.I. Fioroni per gli esami di Stato del 2007 e 2008 che prevedevano la valutazione della frequenza dell’insegnamento della religione cattolica ai fini della determinazione del credito scolastico, e la partecipazione “a pieno titolo” agli scrutini da parte degli insegnanti di religione.

Cosa sta a significare?

Il Ministro (dell’allora governo Prodi) aveva emesso queste ordinanze per far sì che i crediti acquisiti durante l’ora di religione valessero per gli esami finali e che gli insegnanti di religione potessero partecipare agli scrutini. Quindi ora, praticamente, gli insegnanti di religione non possono partecipare agli scrutini e l’aver partecipato all’ora di religione non farà guadagnare crediti (uno, mi sembra sia) agli studenti.
Mons. Diego Coletti, presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, ha dichiarato che si tratta di una decisione che danneggia la laicità ed è sintomo del "più bieco illuminismo che vuole la cancellazione di tutte le identità". Ha inoltre definito la sentenza particolarmente pretestuosa e ha riaffermato che l’insegnamento della religione cattolica è parte integrante della conoscenza della cultura italiana, e in questo senso va inteso nel sistema scolastico italiano, non come percorso confessionale individuale. “Non si tratta di un insegnamento che va a sostenere scelte religiose individuali: ma di una componente importante di conoscenza della cultura di questo Paese, con buona pace degli irriducibili laicisti e purtroppo dobbiamo dire con buona pace anche dei nostri fratelli nella fede di altre confessioni cristiane". "Non conosco i giudici del Tar del Lazio, anche se questo tribunale amministrativo ha una sua lunga storia che molti conoscono. Caso mai ci sarà da chiedersi come mai la competenza su una questione così delicata venga data a un tribunale amministrativo regionale".

Chissà chi doveva avere questa competenza, forse la Sacra Rota? E dire che la giurisprudenza non è che accetti qualunque sentenza di qualunque giudice: basti ricordare la sentenza famosa del crocifisso all’Aquila (che lo faceva togliere dalla classe) che fu annullata in quanto il giudice ordinario non poteva decidere su una questione del genere.

Ora, dopo aver letto le opinioni della parte interessata, guardiamo da vicino le motivazioni della sentenza che viene ritenuta pretestuosa dal monsignore.
Il TAR afferma che “l’attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato Italiano non assicura identicamente la possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni ovvero per chi dichiara di non professare alcuna religione in Etica Morale Pubblica”.

In pratica, gli studenti ebrei, quelli musulmani o quelli di qualunque altra religione (ed anche quelli atei, eh sì, possono esisterne anche tra gli studenti…), non potrebbero acquisire quel credito, in quanto non potrebbero essere liberi di frequentare l’ora della propria religione, visto che attualmente quella insegnata, generalmente, è la religione cattolica (non parliamo poi dell’ora di Etica Morale Pubblica eventualmente riservata agli atei).

Il TAR aggiunge anche che “sul piano giuridico, un insegnamento di carattere etico e religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non può assolutamente essere oggetto di una valutazione sul piano del profitto scolastico”.

Ovvero, un insegnamento religioso, che attiene alla sfera privata individuale, non può essere oggetto di valutazione finale dello studente.

Ancora, “In una società democratica certamente può essere considerata una violazione del principio del pluralismo il collegamento dell’insegnamento della religione con consistenti vantaggi sul piano del profitto scolastico e quindi con un’implicita promessa di vantaggi didattici, professionali ed in definitiva materiali”.

Ovvero, come da spirito della legge, la scelta dell’ora di religione deve essere assolutamente libera e non dettata da eventuali previsioni di profitti.

Precisa inoltre che “lo Stato, dopo aver sancito il postulato costituzionale dell’assoluta, inviolabile libertà di coscienza nelle questioni religiose, di professione e di pratica di qualsiasi culto “noto”, non può conferire ad una determinata confessione una posizione “dominante” – e quindi una indiscriminata tutela ed un’evidentissima netta poziorità [= preferenza – ndA] – violando il pluralismo ideologico e religioso che caratterizza indefettibilmente ogni ordinamento democratico moderno”.

Ovvero, la Costituzione già lo sancisce esplicitamente. Lo Stato non fa preferenze per alcuna religione. Cosa che avverrebbe mettendo la religione (cattolica) nella posizione di poter fare la differenza tra uno studente cattolico (o che frequenta l’ora di religione) ed uno ateo (o di altra religione) che non può frequentare l’ora che più gli aggrada. Infatti nel caso avessero lo stesso numero di crediti di ore “normali”, il credito di religione farebbe sopravanzare il cattolico.

Infine “qualsiasi religione- per sua natura – non è né un’attività culturale, né artistica, né ludica, né un’attività sportiva né un’attività lavorativa, ma attiene all’essere più profondo della spiritualità dell’uomo ed a tale stregua va considerata a tutti gli effetti”.

Un colpo al sentire religioso dei cittadini? Così lo sentono le gerarchie vaticane e molti parlamentari proni a queste: non meritano neanche di essere citati, sono sempre i soliti. Ma forse è un colpo all’egemonia della relgione cattolica che in uno stato laico dovrebbe essere pari alle altre ma di fatto non lo è, come si evince da questa sentenza e da moltissime altre situazioni. Ed infatti, pensate che il ricorso lo abbiano fatto una massa di atei laicisti?

Sì, certamente anche diverse associazioni laiche, ma tra i ricorrenti c’erano anche la Chiesa Evangelica Luterana in Italia, l’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, l’UCEI – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, la Federazione delle Chiese Pentecostali, l’Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° Giorno, l’Alleanza Evangelica Italiana, la Tavola Valdese, il Comitato Insegnanti Evangelici Italiani (CIEI) e la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia.

Capisco che per i cattolici queste religioni non sono nel giusto in quanto non professano la religione vera, ma la nostra Costituzione non fa differenze tra le diverse religioni, neanche nel numero dei credenti, e quindi mi pare chiaro che tutte le proteste delle gerarchie vaticane nascano da una perdita di predominanza nella società. Basta rileggere la dichiarazione del monsignore, adesso, dopo aver letto le motivazioni del TAR: una decisione che danneggia la laicità ed è sintomo del "più bieco illuminismo che vuole la cancellazione di tutte le identità".

Ben vengano queste decisioni, anche per i cattolici, quando diventeranno una minoranza e le invocheranno in nome della libertà di religione.

Nel prossimo post parleremo dell’ora di religione e di come funziona.

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Vaticano e diritti umani

Una quindicina di giorni fa la presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali ha affermato che “Nessun Paese, nessuna istituzione al mondo, quanto la Chiesa cattolica, ha fatto propri e ha difeso i diritti umani, che Benedetto XVI definisce ‘la vera conquista dell’Illuminismo’. E nessun Paese e nessuna istituzione, quanto la Chiesa cattolica, ha tanto influenzato la teoria e la pratica dei diritti umani”. Stante la cosa positiva di apprezzare l’Illuminismo precursore in questo campo, viene da chiedersi: dov’era la Chiesa fino ad allora, nonostante il messaggio di Gesù fosse vecchio di 1700 anni? Ma veramente, dopo, la Chiesa ha difeso i diritti umani e ha dato l’esempio? Vediamo un po’ di storia.

Durante i secoli la Chiesa ha legittimato ogni tipo di persecuzione e inquisizione, di genocidio imperialistico e pogrom. Non ha mai fatto niente o quasi per far cessare la tortura giudiziaria. È sempre rimasta indifferente alle torture inflitte agli animali non umani fino a non molto tempo fa1, ma effettivamente qui stiamo parlando di diritti umani e non animali, quindi non mi voglio troppo allontanare. Fino agli anni 50 ha condannato la libertà di culto, di coscienza e di stampa. Ha avallato battesimi forzati. Ha legittimato l’asservimento di territori pagani. Ha tollerato se non incoraggiato lo schiavismo. Ha legittimato i poteri politici che l’appoggiavano: dagli imperatori romani fino alle recenti dittature sudamericane, passando per il concordato con il nazismo.

Ultimamente l’attuale papa e tutti i suoi accoliti stanno cercando di impossessarsi dell’etica, asserendo che solo i credenti possono possedere quella giusta ed ora vuole anche impossessarsi dei diritti umani. Magari dovrebbero anche spiegare perché il Vaticano non ha mai ratificato la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (testo in inglese). E non è che si parli di chissà quali diritti (qui di seguito alcuni estratti):

Articolo 2
1. Ciascuno degli Stati parti del presente Patto si impegna a rispettare ed a garantire a tutti gli individui che si trovino sul suo territorio e siano sottoposti alla sua giurisdizione i diritti riconosciuti nel presente Patto, senza distinzione alcuna, sia essa fondata sulla razza, il colore, il sesso, la religione, l’opinione politica o qualsiasi altra opinione, l’origine nazionale o sociale, la condizione economica, la nascita o qualsiasi altra condizione.
Articolo 3
Gli Stati parti del presente Patto s’impegnano a garantire agli uomini e alle donne la parità giuridica nel godimento di tutti i diritti civili e politici enunciati nel presente Patto.
Articolo 18
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto include la libertà di avere o di adottare una religione o un credo di sua scelta, nonché la libertà di manifestare, individualmente o in comune con altri, e sia in pubblico sia in privato, la propria religione o il proprio credo nel culto e nell’osservanza dei riti, nelle pratiche e nell’insegnamento.
Articolo 19
2. Ogni individuo ha il diritto alla libertà di espressione; tale diritto comprende la libertà di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee di ogni genere, senza riguardo a frontiere, oralmente, per iscritto, attraverso la stampa, in forma artistica o attraverso qualsiasi altro mezzo di sua scelta.

Forse perché la libertà di religione in Vaticano non è molto praticata? Oppure l’uguaglianza di diritti tra uomini e donne non è del tutto osservata? Oppure perché bisognerebbe lasciare la libertà di stampa, di pensiero, in uno stato in cui tali libertà devono essere circoscritte al punto di vista di un umano di sesso maschile che a volte può pretendere di essere infallibile?

E vogliamo parlare degli omosessuali oppure anche questa categoria come gli animali non fa parte degli “umani”, visto che il Vaticano non ha voluto appoggiare neanche la mozione di Sarkozy (e dell’Unione Europea) che chiedeva la depenalizzazione dell’omosessualità?

Certo l’ha fatto per non discriminare e non privare della libertà chi, dall’alto della propria religione, vuole tuonare contro questo comportamento così innaturale. E così vorrebbe che dall’alto della loro verità i primi mantenessero la propria libertà, poi se gli omosessuali in alcuni stati vengono imprigionati o anche condannati a morte per il proprio orientamento sessuale, è meno grave.

 


Nota:

1) Pio XII esortava le maestranze dei mattatoi a "non lasciarsi impressionare dai gemiti delle bestie, più che dai colpi di maglio sul ferro rovente". (Per un codice degli animali, Giuffrè, Milano 2001).


 

LETTURE CONSIGLIATE

Karlheinz Deschner, Il gallo cantò ancora, Massari Editore

Karlheinz Deschner, La storia criminale del cristianesimo (8 voll), Ariele

Jacopo Fo, Sergio Tomat, Laura Malucelli, Il libro nero del Cristianesimo, Nuovi Mondi Media

Luigi Lombardi Vallauri, Nera Luce, Le Lettere

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Infallibile e incriticabile

Sembra che questo papa ogni volta che apre bocca crei polemiche. Le ultime parole durante il viaggio in Africa. Il problema dell’aids «non si può superare con la distribuzione di preservativi, al contrario aumentano il problema».

Ora, che lui parli di vita eterna, di vie per raggiungerla, di spiritualità, ecc. va pure bene, ma quando apre bocca ed entra  in discorsi che hanno la presunzione di voler essere (pesudo)scientifici, proprio non va bene. Non è che dice che non basta una politica basata sul preservativo, ma bisogna cambiare lo stile di vita, bisogna che gli stati più ricchi aiutino i più poveri, che ci starebbe pure, lui aggiunge: “Il preservativo aumenta il problema”(sic!). Delle due l’una: o il vaticano deve aver fatto delle scoperte scientifiche, che dimostrano che il preservativo non protegge dal contagio (ed allora che aspettano a pubblicarlo su riviste scientifiche, così che si possano salvare delle vite umane) o il papa era sotto effetto di stupefacenti. Eh sì, per una ragione logica logica: il contagio è la peggiore cosa che può succedere ad un uomo. Da allora il problema dell’aids comincia, dopo, di peggio c’è solo la morte. Se qualcuno dice che il mezzo meccanico per prevenire il contagio aumenta il problema non posso che pensare che chi lo dice ha fumato qualche cosa di strano. Avesse pure detto che usare il preservativo è peccato. Ci stava anche questo. No! Il preservativo aumenta il problema!

La cosa positiva è che gli africani non guardano la TV e che le missioni, nonostante le direttive delle gerarchie cattoliche, con buon senso, cercano di far capire che una protezione meccanica è migliore di una predica di castità, che sarebbe la cosa più innaturale al mondo.

Il bello in tutto questo è che i suoi accoliti vogliano farlo diventare, oltre a infallibile, anche incriticabile, vista la stizza con la quale sono state accolte le critiche. Probabilmente vogliono aggiungere un nuovo dogma che sia però accettato non solo dai cattolici ma da tutto l’orbe terracqueo. L’incriticabilità, qualunque cosa dica. Dice di nuovo che la terra è al centro dell’universo? Gli astronomi non si permettano di criticarlo. La Terra ha solo 10.000 anni?  Non si permettano i geologi di criticarlo. Il papa bisogna accettarlo così com’è. Modifica una preghiera auspicante la conversione dei giudei? Toglie la scomunica a negazionisti dell’olocausto? Il preservativo aumenta il problema dell’AIDS? Non vi permettete di giudicarlo!

Lui può entrare nelle decisioni della politica nazionale, permettendosi di suggerire di non andare a votare (lo disse la CEI, ma non è che lui sia intervenuto per modificare l’esortazione), di “intimare” ai parlamentari di fare leggi più… “cattoliche”, ma gli altri Paesi (non certo l’Italia, ci mancherebbe altro!) non possono criticarlo neanche quando le spara così grosse…
e così grazie a… dio, ci pensano gli scienziati

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