Ora di religione in Italia
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Come preannunciato ecco alcune informazioni sull’ora di religione.
Quest’ora costa ai cittadini contribuenti italiani circa un miliardo di euro. E ciò per avere un’ora d’insegnamento di una materia facoltativa, e per di più su una religione, o, quando va bene, su più religioni, ma insegnata da un insegnante cattolico.
Il bello è che nonostante gli insegnanti siano pagati dallo Stato, sono nominati dalla Curia Vescovile di appartenenza della scuola. Naturalmente tale nomina è discrezionale, e senza alcun tipo di concorso e può sempre essere revocata, ad esempio se l’insegnante dovesse divorziare e risposarsi, e quindi nonostante tale insegnante si avvalesse di una legge vigente nello Stato italiano. Ma, visto che per legge li devono scegliere i vescovi, se li scelgono come più aggrada loro.
Tali insegnanti, nonostante insegnino una materia facoltativa, non sono precari ma di ruolo. Sì, molto più fortunati delle migliaia di insegnanti precari che ogni mattina non sanno se potranno lavorare o no. Ma il bello di questo essere di ruolo, è che se vengono licenziati (dal vescovo) lo Stato se li deve accollare per tutta la vita. E non finisce qui, perché tali insegnanti, a parità di ore, guadagnano più degli insegnanti “normali” di ruolo.
Come potrebbe essere una situazione normale e ideale in uno Stato laico?
1a ipotesi: un’ora facoltativa, all’inizio o alla fine della mattinata, così che chi non dovesse scegliere questo insegnamento facoltativo, possa andarsene a casa prima o venire a scuola più tardi. Tale ipotesi è sempre stata osteggiata dai vescovi, che si rendono conto che così ci sarebbero molti studenti in meno che farebbero questa scelta. In questa ipotesi però non si dovrebbero far ottenere crediti, visto che i membri di altre religioni non potrebbero scegliere la propria.
2a ipotesi: Un’ora facoltativa che, nel caso di non scelta, venga sostituita da un insegnamento alternativo. Quello che dovrebbe succedere teoricamente ora, ma che non avviene molto spesso, lasciando gli studenti, che non hanno fatto la scelta, a studiare in altre classi. Cosa che tra l’altro è un po’ discutibile, visto che sono le ore alternative dovrebbero trasferirsi in altre classi. Ma questa ipotesi in ogni caso lascerebbe discriminate le altre religioni, specialmente, se da questa ora si possono ricevere crediti (vedi post precedente e sentenza TAR).
3a ipotesi: Un’ora facoltativa della (propria) religione o di quella che si sceglie, con la possibilità per chi non crede, di avere come insegnamento un’ora di Etica. Naturalmente gli insegnanti non possono essere solo cattolici e tanto meno nominati dalla Curia. Questa ipotesi, forse la più ragionevole, in Italia non è stata nemmeno presa in considerazione (pressioni della Chiesa? A pensar male a volte ci si azzecca…)
4a ipotesi: l’abolizione dell’ora di religione con la sostituzione della materia di educazione civica. In fondo la religione ognuno se la studia presso il proprio “tempio” con il catechismo (o ancora meglio sarebbe che ognuno la religione se la scegliesse autonomamente da adulto). Questa 4a ipotesi è troppo forte per i nostri politici (quasi tutti) e l’appoggiano solo alcuni… cattolici convinti, tipo Messori, oppure il Card. Martini, il quale, in mancanza di uno studio più approfondito preferirebbe questa soluzione.
Per quanto mi riguarda io appoggerei le ultime due soluzioni, con preferenza per l’ultima.
Per la cronaca, il nostro laicissimo Stato ha presentato un decreto legge, tanto per cambiare, con il quale mette nero su bianco il valore dell’ora di religione per acquisire i crediti. Con buona pace dei diversamente credenti o dei non credenti affatto.
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La Questua - Curzio Maltese, Feltrinelli
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ago 21 2009
